Cosa sono i ricordi e quanto questi influiscono nel definire chi siamo? Cosa succederebbe se li perdessimo? Se le nostre esperienze sono quello che ci rende tali, cosa ne sarebbe di noi nel momento in cui queste, gradualmente, scompaiono? Ā Cosa accade quando a tutto questo siĀ aggiunge la consapevolezza dell’inesorabilitĆ del declino cognitivo? Sono alcune delle domande venutemi in mente guardando un bellissimo film,Ā Still Alice, diretto daĀ Richard GlatzerĀ e daĀ Wash Westmoreland, interpretato, nel ruolo della protagonistaĀ Alice, da Julianne Moore, che grazie alla sua interpretazione vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista.Ā
Tra le altre cose Richard Glatzer, uno dei registi, ebbe esperienza diretta di cosa poteva implicare questa degenerazione, dato che gli venne diagnosticata laĀ Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) durante la lavorazione del film ed ĆØ infine morto per leĀ complicazioni della malattia nel marzo del 2015. Il film racconta la storia di Alice, donna determinata, insegnante di linguistica alla Columbia University, una donna che ha costruito tutta sĆ© stessa sul piano intellettivo e cognitivo. Alice ha anche una famiglia, un marito e tre figli Anna, Tom e Lydia. Ed in questa vita all’apparenza perfetta, ĆØ la stessa Alice che inizia a rendersi conto di come ci sia qualcosa che non va. Il tutto inizia apparentemente in maniera casuale, dimenticando, come capita a molti di noi, un termine o una parola, e proprio lei, che ha fatto della sua vita una continua ricerca delle nostre doti cognitive, soprattutto per quanto concerne il linguaggio, e quindi laĀ capacitĆ comunicativa delleĀ persone, si trova a dover sperimentare cosa succeda quando unaĀ malattia degenerativa dapprima modifichi e poi distrugga del tutto le nostre capacitĆ mnemoniche e, con esse, la nostra intera vita.Ā
PurĀ avendoĀ solo 50 anni, infatti, Alice ĆØ portatrice di un patrimonio genetico che la espone all’insorgenza precoce del morbo di Alzheimer, una forma di demenza invalidante e particolarmente compromissiva per la vita dell’individuo. Assistiamo cosƬ all’inesorabile decadimento intellettuale di una donna prima nel pieno possessoĀ della sua vita. La progressione ĆØ sempre più rapida e dimenticare un termine si accompagna al disorientamentoĀ spaziale e temporale, al mancato riconoscimento delle cose e delle persone. La veloce discesa nel mondo della patologia aumentaĀ lo scollamento della vita diĀ Alice da quella dei suoi familiari.
Come tutte le malattie, infatti, anche il morbo di Alzheimer ha una fortissima componente relazionale, dal momento che non colpisce la singola persona, ma si ripercuote sulla vita delle persone vicine, provocando conseguenze sulla relazioni sociali dell’individuo il quale, sempre più velocemente, con la perdita della capacitĆ di orientarsi nel tempo e nello spazio, perde qualunque autonomia. I contraccolpi di questa riorganizzazione sono molto evidenti nella vita della famiglia di Alice.Ā
L’iniziale amore e comprensione per quello che le succede, lascia spazio anche ad incomprensioni, egoismi e rabbia, in unĀ oscillareĀ profondamenteĀ umano di grandezza e piccolezza, aspetti che caratterizzano il modo in cui spessoĀ affrontiamo le fasi altalenanti della nostra vita.Ā
Il film ĆØ esemplificativoĀ per la capacitĆ che ha di introdurci nella complessitĆ e difficoltĆ della vita di una famiglia ‘normale’ nella quale le piccole beghe tra sorelle e i trasferimenti per la carriera lasciano il posto ad un vero eĀ proprio dramma, al rovesciamento di ruoli, alla necessaria riorganizzazione familiare dovuta alla malattia. Mi ha personalmente permesso diĀ focalizzare l’attenzione sul dramma che le persone colpite dal morbo diĀ Alzheimer devono sopportare, lo sfaldamento di ogni loro ricordo, il frantumarsi di ogni autonomia, di ogni piccola certezza di tutti quei singoli punti di riferimento che le persone costruiscono con fatica perĀ orienteraiĀ all’interno della loro stessa vita. Il film descrive bene la mancanza di capacitĆ di messa a fuoco del senso della vitaĀ dell’individuo, l’impossibilitĆ di una consapevolezza di se stessi che viene a sfumareĀ dolorosamenteĀ in un continuo presente maiĀ trattenuto. Una patologia che solo in Italia colpisce circa 500.000 persone e le loro famiglie e che, dato l’allungarsi medio della vita degli individui, ĆØ destinato a colpire un sempre maggior numero di persone, una malattia per la quale aĀ tutt’oggi non c’ĆØ alcun tipo di cura, una patologia della quale, mi accorgo, sapevo troppo poco. Questa, secondo me, ĆØ la grandezza di un film: non lasciare indifferente lo spettatore e spingere l’attenzione di chi guarda verso il tema proposto. E Still Alice credo sia in grado di farlo.
Come sempre chi l’avesse visto e volesse/potesse condividere la sua esperienza può farlo contattandomi per mail (fabrizioboninu@gmail.com) oppure commentando il post.Ā
Che ne pensate?
A presto…
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