Ma quali sono le fasi del lutto nei bambini?Ā Schematicamente si possono individuare le seguenti fasi:
La fase dell’impatto e dello shock in cui predomina la confusione, l’incredulitĆ , il rifiuto, il ricorso alla negazione, il sentimento di vuoto o di catastrofe: ‘Non ĆØ possibile!’, ‘Ć un incubo, un sogno non può essere vero.’, ‘Non può capitare proprio a me!’. Questa fase può essere particolarmente intensa.
La fase della turbolenza affettiva, caratterizzata dal dolore, dalla dolorosa alternanza di sentimenti contrastanti quali la pena, la tristezza, la negazione, la rabbia, lo sconforto, e il senso di colpa. Dopo un lutto può essere naturale sentirsi in colpa, e nei bambini il senso di colpa ĆØ ancora più enfatizzato. Spesso i bambini si sentono in colpa della morte di qualcuno perchĆ© pensano che sia stato il loro comportamento ‘cattivo’ o ‘non abbastanza buono’ a causarla. Il senso di colpa può insorgere nel bambino anche quando scopre di essere ancora capace di ridere e di sentirsi felice, nonostante la morte di qualcuno. Un bambino ha bisogno di essere rassicurato sulla continuitĆ della vita e sul fatto che ritrovare la felicitĆ non vuole dire non avere amato abbastanza la persona scomparsa.
Vi è poi una fase di pena e di sconforto, dove i vissuti tendono a diventare meno marcati, meno oscillanti, e meno eterogenei. Rabbia e senso di colpa si ridimensionano, ma predomina ancora la tristezza in forme più o meno intense.
Infine vi ĆØ la fase della riorganizzazione e della riconciliazione con la vita e con il mondo. A volte però compaiono aspetti patologici dovuti alla difficoltĆ nell’elaborazione della perdita, vi può essere una caduta nell’indifferenza e nel distacco affettivo, nell’isolamento, nel rifiuto della realtĆ esterna oppure in reazioni patologiche, depressive o paranoiche. [1]
Le quattro fasi delineate, vanno gestite con particolare cura e attenzione da parte degli adulti vicini al bambino. Spesso non sembra essercene la possibilitĆ , dato che anche gli adulti sono troppo indaffarati. La fase dellaĀ turbolenze affettiva andrebbe gestito conĀ particolare attenzione, cercando di far esplicitare, far comprendere ed accogliere il senso diĀ colpa per l’ambivalenza emotiva che il bambino può esperire in queste circostanze.
Purtroppo, invece, uno degli atteggiamenti più comuni inĀ queste occasioni riguarda l’allontanamento, l’ipotetica ‘preservazione’ del bambino dal dolore, il distacco da ciò che sta succedendo nella vita del nucleo familiare, una sorta di rimozioneĀ impossibile da attuare e difficile da sostenere e che può avere conseguenze importanti nella vita emotiva del bambino che si trova, cosƬ, privato dellaĀ possibilitĆ di esperire una componente emotiva essenziale per la sua crescita. Se, infatti, l’intento ĆØ comprensibile, non sempre altrettanto comprensibili sono le conseguenze di questa sorta di censura emotiva, che può costituire un precedente importante perĀ comprendere la vita emotiva di un bambino in occasioni cosƬ dolorose.
Il coinvolgimento in quello che sta accadendo, nei modi e nei tempi propri dell’etĆ del bambino, può costituire un aiuto alla condivisione e comprensione di ciò che avviene, non costituendo per il bimbo una separazione, una disgiunzione all’interno della sua esperienza:
A volte mi chiedono:”Cosa devo dire a mio figlio quando un membro della famiglia muore?”. Rispondo di dire la veritĆ , ma con grande sensibilitĆ . Non lasciate che i bambini pensino che la morte sia qualcosa di strano o di terrificante. Fateli partecipare, per quanto ĆØ possibile, alla vita di un morente e rispondete con sinceritĆ alle domande che vi rivolgeranno. L’innocenza e la spontaneitĆ dei bambini possono infondere una dolcezza, una leggerezza e a volte anche una nota di buonumore nel dolore che accompagna la morte. Esortati a pregare per il morente, cosƬ si sentiranno utili anche loro. A morte avvenuta, abbiate cura di circondare i bambini di un attenzione e un affetto speciali. [2]
Credo che la condivisione, per quanto la realtà possa essere dolorosa, sia la scelta migliore da portare avanti per aiutare i bambini a comprendere quello che sta accadendo intorno e dentro loro. Comprendo che sia la scelta più complessa perché prevede un forte coinvolgimento anche degli adulti attorno al bambino, ma è dalla capacità di supporto degli adulti che bisognerebbe partire per comprendere la possibilità di supportare questa scelta.
Ć oggi fondamentale proporre al mondo intero una visione illuminata della morte e del morire, a tutti i livelli educativi. I bambini non vanno ‘protetti’ dalla morte ma informati, giĆ da piccoli, della vera natura della morte e della lezione che essi ne possono trarre.Ā [3]
Tenendo a mente la profonditĆ del principio per cui imparare a morire ĆØ imparare a vivere. [3]
Come sempre chi volesse/potesse condividere la sua esperienza può farlo contattandomi per mail (fabrizioboninu@gmail.com) oppure per telefono (3920008369).Ā
Che ne pensate?
A presto…
Sul tema leggi anche:Ā
Come parlare della morte ai bambini (1)
Come parlare della morte ai bambini (2)
[1] Bolognini, N. (2010),Ā Come parlare della morte ai bambini,Ā SieĀ Editore, Torino, pp. 19-20
[2] Rinpoche Sogyal (2011), Il libro tibetano del vivere e del morire, Ubaldini, Roma, pag. 193Ā
[3]Ā Rinpoche Sogyal (2011),Ā Il libro tibetano del vivere e del morire, pp. 359-366
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