Condannati a rimanere svegli (1)

ragazzi non dormonoCinque. Con l’ultima persona che ĆØ venuta questa settimana, sono cinque le persone, tra quelle che vedo, per lo più ragazzi, che fanno le ore piccolissime di fronte ad uno schermo, sempre meno televisivo e sempre più connesso ad internet. Hanno ‘problemi nel prender sonno’, stanno svegli fino a tardissimo. Parlo delle 3, 4 o anche 5 del mattino, mentre il giorno dopo (in realtĆ  il giorno stesso!) hanno incombenze da svolgere come, per esempio, andare a scuola. Immagino i loro volti illuminati di azzurro nel buio delle loro camere, mentre i genitori spesso non si accorgono che sono ancora svegli alle 4 di mattino, oppure se ne accorgono a posteriori, dai segni che notti insonni lasciano sulle loro giovani facce, segni che si estendono ad altri aspetti della loro vita: attenzione, relazione, ecc. Sembra una epidemia, una strana malattia esplosaĀ con l’avvento di internet tascabile, con smartphone e dispositivi che si sono fatti sempre più portabili eĀ indossabili, dispositivi che se, da un lato, ci hanno garantito un accesso enorme alle informazioni, dall’altro mietono le loro vittime tra i più giovani, ragazzi che, effettuato l’accesso, non riescono più a trovare l’uscita, restando eternamente dentro ad un mondo virtuale, dal quale hanno sempre più difficoltĆ  a staccarsi. I dati continuano a confermare questa tendenza, questa inclinazione a spingersi sempre più a fondo nel mondo della notte, alla conquista di quel ‘tempo perso’ che, nella mente di molti, ormai rappresenta la notte.Ā 

Quali sono le cause di questa ‘mancanza’ di sonno?Ā Da una lato, dovremmo considerare l’iperstimolazione, sia mentale che fisica, che i ragazzi subiscono durante tutto il giorno con i loro mille impegni quotidiani, le mille attivitĆ  nelle quali sono impegnati, attivitĆ  che li obbligano a stare attivi, non lasciando loro nessuno spazio per la noia, per il non fare nulla, per stare anzichĆ© dover fare. Se ĆØ possibile che questi fattori abbiano influenzato la conquista della notte, non credo ne costituiscano, però, la causa. Ho provato allora ad allargare lo sguardo, indagare la multicausalitĆ  di unĀ problema complesso. La notte ĆØ l’ultima frontiera di una societĆ  che va sempre più veloce, cerca diĀ essere sempre più connessa, sempre più rapida, sempre più impegnata, sempre più indaffarata, sempre più sommersa di informazioni, sempre più collegata, sempre più relazionata. Una societĆ  che chiede continuamente di più, chiede più competenze, più attenzione, più prestazioni. Questo haĀ coinvoltoĀ anche il mondo virtualeĀ che da svago, si ĆØ ben presto trasformato in un cappio che stringe sempre più colli a sĆ©.Ā 

Molti ragazzi, cosƬ occupati nella loro giornata, sentono di non riuscire a dedicareĀ abbastanza tempo alla coltivazione della loro vita sociale, che nel frattempo si ĆØ moltiplicata e frammentata rendendo il seguirla un vero e proprio impegno. Aggiornare il proprio status suĀ Facebook, pubblicare qualcosa su Twitter, condividere le proprie foto su Instagram (senza considerare l’impegno di guardare lo status degli altri suĀ Facebook,Ā seguire i propri contatti su Twitter, guardare cosa pubblicano gli amici su Instagram), diventa una sorta di lavoro, uno dei principali modi tramite il quale, sopratutto adolescenti, si trovano ad interagire con l’altro. Un mondo che non osano tralasciareĀ proprioĀ perché è tramite questo che riescono a rimarcare la loro presenza, arrivando, in parecchi casi, ad una vera e propria ossessione per la quale solo la partecipazione sancisce l’esistenza. Per molti di loro, poi, ĆØ più facile intraprendere relazioni in un mondo virtuale, mediato dalla tecnologia, piuttosto che nel mondoĀ reale percepito spesso come difficile, complicato e duro.

Vi sarete forse accorti che non ho ancora citato ilĀ massimo dell’invadenza della comunicazione attuale:Ā WhatsApp, con le sue chat, i suoi contatti, i suoi gruppi, le sue notifiche che, se lasciate attive, obbligano continuamente ad interagire. Le due spunte blu rendono perentoria la risposta, laĀ presenzaĀ dello status ‘online’ rende impossibile esimersi dalĀ rispondere. ‘Ma come, ti ho mandato un messaggio, l’haiĀ visto e non mi hai risposto?’, ‘Eri online ieri notte e mi hai mollato’. ƈ impensabile non esserci, non fornire una risposta nel momento in cui viene fatta una domanda, ĆØĀ impossibile (o meglio molto difficile) estraniarsi da un processo che ti vuole connesso e disponibile 24 ore su 24. Questo ci viene reclamato ogni giorno, tutti i giorni: come può essere messo in discussione la notte? Contando che molto spesso ĆØ la notte il momento nel quale molti di noi siĀ sentono più a loro agio, non subissati da richieste ‘diurne’. Il fenomeno dei ragazzi che non riescono a dormire ĆØ cosƬ diffuso che ĆØ stato coniato un termine per definirlo: vamping, termine assonante a vampiro creatura che, nell’immaginario, ĆØ condannata a vivere solamente di notte.

– CONTINUA –

Sul tema puoi leggere anche:

BAMBINI E INTERNET: CHE FARE (1)Ā 

BAMBINI E INTERNET: CHE FARE (2)

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