Una delle richieste che spesso portano i pazienti in studio, riguarda quella che ĆØ considerata come uno dei più grandi nemici dell’uomo: l’ansia. L’ansia ĆØ descritta come elemento particolarmente sgradevole della vita delle persone ed ĆØ sicuramente vero che, a livelli alti, può rendere problematica la quotidianitĆ . L’ansia ĆØ subdolaĀ perchĆ© si manifesta in forme e tratti diversi: per alcune persone può, perĀ esempio, dare luogo ad una difficoltĆ nelle interazioni sociali, per altre può avere conseguenze nella vita lavorativa; in alcuni si manifesta con sintomi fisici (tremore, rossore,…) altri possono non manifestare nessun tipo di sintomo dal punto di vista fisico. Data la poliedricitĆ con la quale si manifesta, ĆØ spesso difficile capire cosa laĀ singola persona intenda usando ilĀ termine ‘ansia’. Il primo passo che compio insieme al paziente che porta questa richiesta, ĆØ quello di cercare diĀ vagliare e comprendere cosa intenda utilizzando il termine ansia e come, per lei, si manifesti.
Generalmente, conĀ questo termine si descrive uno stato di forte preoccupazione, che può essere dovuta o a stimoli specifici oppure a cause non individuabili con precisione. Nel primo caso l’ansia ĆØ più ‘controllabile’, dato che il soggetto potrĆ eventualmente evitare contatti od esposizione alla singola causa; nel secondo caso il discorso diventa decisamente più complesso, dal momento che il soggetto non si sente tranquillo in molte occasioni o con diversi stimoli. In questo secondo caso, l’ansia potrebbe interferire con la vita quotidiana,Ā rendendola di fatto più complessa. Ovviamente, se accettiamo la premessa di cui abbiamo parlato prima e cioĆØ che l’ansia possa manifestarsi in singoli modi nei diversi individui, non si può certo standardizzare un approccio, un trattamento generico. La richiesta andrebbe attentamente valutata e altrettanta attenzione sarebbe necessario riservare, a mio avviso, al significato che l’ansia ricopre all’interno della vita dell’individuo.
Come tutte le problematiche che unaĀ persona presenta, anche l’ansia non ĆØ una tematica che riguarda solo il singolo; assume invece rilevanza relazionale dal momento che la persona con quel disagioĀ manifesterĆ la propria difficoltĆ all’interno di un contesto di relazione: potrĆ , per esempio, richiedere l’appoggio delleĀ persone più care per fronteggiare la situazione. DaĀ personale, la prospettiva si sposta sul piano relazionale. Le persone che circondano il nostro soggetto in questione, con le loro reazioni o leĀ loro risposte, possonoĀ elicitare una serie di comportamenti che hanno laĀ possibilitĆ di aiutarlo o metterlo in difficoltĆ . La riflessione riguarda proprio questi comportamenti: quali sono quelli cheĀ possono aiutare e qualiĀ quelli che invece sono di ben poco aiuto in un caso di ansia (ma, secondo me, utili in generale)? L’attenzione andrĆ su alcuni aspetti che, pur comprendendone le motivazioni, sono secondo me poco utili e funzionali.
Minimizzare: sicuramente una delle prime cose che sarebbe meglio non fare con una persona che ha provato ansia, sarebbe quella di minimizzare quello che laĀ persona sta provando. Frasi come ‘non ĆØ nulla’, ‘vedrai che passa’, ‘non tiĀ può preoccupareĀ questa cosa, non ĆØ grave…’ sono frasi che non aiutano molto la persona. PossiamoĀ presupporre che, di contro, aiutino la persona che li pronuncia, dato che consente di non confrontarsi con la frustrazione di non poter essere utile, ma questo sarebbe decisamente un altro discorso. InfattiĀ sentir minimizzare la propria sofferenza ĆØ sempre molto doloroso, e assolutamente non rassicurante, tanto più che l’ansia e il panico danno un forte senso di perdita di controllo e vengono sempre vissuti come gravi e spaventosi da parte li chi di prova. (…) [1]
La minimizzazione di un’emozione o di una condizione psicologica non gioca mai molto d’aiuto. La persona che sta provando ansiaĀ sentirĆ che quello che sta provando non ĆØ compreso, accettato dall’altro il cui unicoĀ sforzo sembrerĆ quello di attutire l’emozione.Ā
Intanto perchĆ© chi ci prova, a non pensarci, due volte su tre non ci riesce. Quella volta che ce la si fa, poi, si pagherĆ con gli interessi alla prima occasione: (…) l’ansia ĆØ esattamente l’espressione di pensieri non pensati ed emozioni non provate, che in quanto disturbanti sono state chiuse ermeticamente da qualche parte.
Se accettiamo la premessa che l’ansia sia la manifestazione di pensieri non pensati, pensieri cioĆØ del quale lo stesso soggetto ĆØ all’oscuro, minimizzareĀ diventerebbe parte dello stesso processo, ovveroĀ la restituzione del mondo esterno che si comporterebbe nello stesso modo: non riconoscendo l’importanza di quello che sta avvenendo. Cosa sarebbe necessario fare allora? Se si volesse fare qualcosa di buono per qualcuno che si trova nel pieno di un attacco di ansia, lo si dovrebbe al contrario invitare a pensare, a stare dentro, a trovare le parole: quanto più si potrĆ parlare con il vocabolario, – a fatica, arrendendosi ai ‘non lo so’, odiando l’idea di doverlo fare – tanto che ci sarĆ bisogno di farlo attraverso l’ansia, lasciando parlare il corpo. La cosa migliore da fare,Ā anzichĆ© spostare l’attenzione da quello che sta succedendo, sarebbeĀ esattamente il contrario: portareĀ l’attenzione suĀ quello che il nostro corpo, tramite l’ansia, ci sta dicendo. SeĀ prestassimo maggiore attenzione,Ā anzichĆ© pensare a quanto poco importante sia quello che sta succedendo, ne potremmo trarre indubbio vantaggio. Ć un processoĀ difficoltoso, dal momento che, in automatico, siamo portati a fare il contrario, siamo portati aĀ cercare di allontanarci da quello che ci fa star male, ad eluderlo ed evitarlo. Se ĆØ un processo comprensibile, non ĆØ, però, funzionale, dato che sposta il focus dell’attenzione su un altro piano: da ‘cosa sento’ a ‘cosa faccio’, dal sentire all’agire. Questo passaggio non permette diĀ comprendere cosa l’ansiaĀ significhiĀ nĆ© cosa ci stia dicendo su noi stessi;
– CONTINUA IN UN PROSSIMO ARTICOLO –
Ā [1] Andreoli, S. (2016), Mamma, ho l’ansia, Bur, Milano, pp. 238-243
Che ne pensate?
P.s.: Alessandro, questo post è dedicato a te! Non potrai più chiedermi quando pubblico qualcosa di nuovo:)
A presto…
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Articolo chiaro e utile per un primo approccio per affrontare un disagio cosƬ complesso e diffuso
L’argomento mi interessa perchĆØ a me sembra di essere una persona calma, ma sicuramente non ĆØ cosƬ. Mi tremano le mani, e dato che questo non dipende da patologie (ne ho parlato con l’endocrinologo,) penso che ciò sia dovuto all’ansia, ma non so da cosa essa stessa sia determinata.Che fare? Continuerò a seguire i suoi post, molto interessanti
Salve Angela, potrebbe parlarne con un professionista, di modo da capire se sia effettivamente ansia e, in caso lo fosse, da cosa possa originare. Ha mai preso in considerazione la possibilitĆ ?