Lavoro spesso conĀ adolescentiĀ e con i loro genitori e capita che questi ultimi mi chiedano quale sia il modo migliore per affrontare una separazione. Ho notato come uno degli orientamenti più diffusi sia quello di cercare di nascondere il più possibile ciò che sta avvenendo in casa, convinti che questo sia il modo migliore per preservare la tranquillitĆ dei figli da ciò che sta accadendo. Pur trovandolo un atteggiamento molto comprensibile da parte di genitori che sono giĆ disorientati per quello che accade nella coppia genitoriale e non vogliono ‘infliggere’ le loro pene anche ai figli, ritenuti incolpevoli di ciò che sta avvenendo, non lo ritengo il modo più adatto per fronteggiare la situazione per diversi motivi:
- presuppone che i figli non si accorgano di nulla; questa visione adultocentrica ipotizza che i ragazzi siano come del tutto inconsapevoli di ciò che li circonda e non siano in grado di accorgersi di ciò che avviene intorno a loro;
- dal punto precedente deriva anche il pensiero che non possano comprendere ciò che sta succedendo, che tenerli fuori non possa che semplificare il problema e che, se dovessero venirlo a sapere, accrescerebbero ancora di più la problematicità della situazione;
- si crea una sorta di autorizzazione alla menzogna emotiva, sostenendo una situazione che disorienta ulteriormente i ragazzi per la discrepanza tra ciò che viene mostrato e ciò che viene percepito in famiglia.
Ripeto: pur comprendendone le ragioni, trovo che questo modo di affrontare la situazione possa essere ancora più complesso da gestire. A maggior ragione se si parla di coppie con figli preadolescenti o adolescenti.Ā A conferma di questa tesi, viĀ riporto il passo di un libro che, per l’appunto, si occupa del tema se sia meglio parlare di ciò che avviene in casa oppure cercare di mantenere un’impressione di unitĆ nella famiglia:Ā
Sono davvero numerosi i casi in cui i due coniugi fingono di mantenere un alone di normalitĆ all’interno della propria vita di coppia, illudendosi in tal modo di proteggere i figli. (…) a volte si scopre il tradimento di un coniuge, a volte entrambi si impegnano in relazioni extra coniugali mantenendo una vita comune sotto lo stesso tetto che ĆØ solo di facciata, spesso motivato dal fatto che ci sono figli.
A volte, invece, si resta sotto lo stesso tetto senza però conservare l’apparenza che tutto va bene. CosƬ ogni giorno in casa scoppiano liti furibonde, di fronte agli stessi figli per i quali si decide comunque di non separarsi. Ć necessario che coppie cosƬ in crisi abbiano un supporto per fare chiarezza interiore. Ć naturale che a un figlio serva avere a disposizione un padre e una madre che vivono con lui sotto lo stesso tetto, ma tutto ciò deve anche prevedere un’unione sincera, intima e profonda tra i due coniugi. Se tale condizione non esiste, allora ĆØ bene che i due genitori comprendano le molte implicazioni emotive nelle quali i figli si trovano spesso intrappolati. Obbligare i figli a partecipare alla messinscena di una famiglia che sta insieme per convenienza, per routine oppure per evitare di affrontare la fatica di una crisi e di una separazione, significa imbastire la quotidianitĆ sull’ordito della simulazione, della falsitĆ , della verosimiglianza. E questo accade in un momento della vita dei figli in cui loro hanno soprattutto bisogno di veritĆ , lealtĆ , sostanza e non forma. I figli di genitori che simulano sono spesso infastiditi Ā e arrabbiati dal ‘teatro’ al quale si trovano, loro malgrado, a fare da comprimari. Ć frequente sentir dire dalla voce di un adolescente: ‘molto meglio vivere con due genitori separati, piuttosto che partecipare alla messa in scena dei miei’. E la situazione si complica ulteriormente se i figli hanno il sospetto che i loro genitori abbiano avviato storie sentimentali parallele, condotte nella clandestinitĆ . Proprio nel momento in cui devono investire sogni ed energie nella ricerca di un amore bello prezioso (…) si trovano tutti giorni a dover fare i conti con quello che resta della storia d’amore dei loro genitori.Ā
Insomma, ĆØ un bene che due genitori in crisi riflettano profondamente non solo su quello che sta succedendo alla loro coppia, ma anche sull’impatto che ciò comporta nel mondo dei pensieri e delle emozioni dei loro figli. A volte può succedere che l’unica via d’uscita consista proprio nel progettare una separazione che, pur tra gli innumerevoli problemi che implica nella vita di una famiglia, offre due innegabili vantaggi:
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⢠anche affrontando una separazione, due genitori possono aiutare i figli a capire che l’amore ĆØ un valore troppo importante da difendere e che non può essere mascherato o sostituito con altro. Se si ha la certezza che una storia ĆØ finita, l’unico modo per difendere l’amore ĆØ smettere di confonderlo con ciò che non ĆØ;
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⢠una separazione evita ai figli di convivere con madri e padri che spesso usano la relazione con loro come piattaforma sulla quale far convergere, invece, la loro incapacitĆ di volersi bene. Un uomo e una donna che si separano devono avere chiaro che il loro impegno educativo dovrĆ farsi ancora più totale e coinvolto e che, mai e poi mai, il loro conflitto dovrĆ utilizzare l’educazione dei figli come campo di battaglia sul quale, invece, dovrĆ essere ricercato il massimo accordo possibile. [1]
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Questo post ĆØ scritto pensando ad una coppia con figli adolescenti ma credo sia adatto anche a coppie che hanno figli più piccoli. La differenza potranno farla i genitori che si troveranno a dover calibrare al meglio possibile, in relazione all’etĆ , alla personalitĆ , alla sensibilitĆ del proprio figlio, il modo con cui comunicare quello che sta accadendo. L’intento di questo passaggio non ĆØ quello di edulcorare la situazione, nĆ© di rende la realtĆ meno complessa da affrontare. Stabilisce semplicemente che la comunicazione possa avvenire anche sui cambiamenti dolorosi e traumatici che la famiglia si trova a dover vivere, e che questi passaggi non siano silenziati ma esplicitati e condivisi.
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Come sempre chi volesse/potesse condividere la sua esperienza può farlo contattandomi per mail (fabrizioboninu@gmail.com) oppure per telefono (3920008369).
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Che ne pensate?
A presto…
Fabrizio Boninu
[1] Pellai, A. (2012), Questa casa non ĆØ un albergo, Feltrinelli, Milano, pp. 95-96Ā
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