La morte di una persona alla quale siamo legati e il successivo lutto costituiscono da sempre un momento di passaggio nella vita dell’individuo che spesso ĆØ difficile gestire, soprattutto per la nostra sempre più manifesta incapacitĆ di maneggiare, verbalizzare e interiorizzare il concetto di morte. Se questo meccanismo riguarda tutti noi, una attenzione maggiore andrebbe prestata nel caso in cuiĀ il lutto coinvolga un bambino: la sua elaborazione potrebbe essere ancora più complessa, soprattuto in relazione alla capacitĆ che hanno (o non hanno) gli adulti intorno a lui di significare quello che ĆØ successo nella vita del bambino. Vale dunque la pena soffermarci su quelli che possono essere i meccanismi di elaborazione del lutto nei bambini e le fasi che contraddistinguono questo passaggio.
Punto di partenza può essere la definizione dell’elaborazione del lutto. Con questaĀ espressioneĀ intendiamo il:Ā complesso meccanismo che permette, col tempo, il superamento della tristezza, dell’ambivalenza per ciò che si ĆØ perduto e che porta alla riorganizzazione dell’attivitĆ mentale (idee, sentimenti e fantasie) e degli aspetti esterni della propria vita dopo lo sconvolgimento creato dal dolore.
L’esperienza della perdita spesso induce profonde trasformazioni che portano a riflettere su se stessi e sui propri errori, facendo trovare il coraggio di apportare cambiamenti significativi alla propria vita. (M.G. Sforza, J. L. Tizòn, 2009, p. 16).Ā [1]Ā
ll lutto, e questo vale sia per i bambini che per gli adulti, costituisce un momento di grandeĀ cambiamentoĀ nella vita dell’individuo. La morte generalmente costituisce una fase di passaggio da un equilibrio relazionale ad un altro. La scomparsa di una persona significativa comporta sempre la riorganizzazione funzionale e relazionale del gruppo familiare che viene colpito dalla perdita, e questo evidenziaĀ una diversa organizzazione deiĀ ruoli e delle funzioni all’interno del gruppo relazionale nel quale questo cambiamento avviene. Nella definizione data poc’anzi viene utilizzato il termine ambivalenza: la morte ĆØ ambivalente nella sua accezione più ampia. Il termine ambivalenza rimanda alla compresenzaĀ di emozioni diverse nello stesso istante o per lo stesso fatto, momentiĀ nei quali l’individuo può provare un’emozione e, in contemporanea, l’emozione contraria.
L’ambivalenza può essere naturalmente presente nell’individuo, ma può arrivare ad intensificarsi nel caso di un forte cambiamento come nella fase di lutto. Se per un adulto questa ambivalenza può essere facilmente comprensibile e significabile (anche se questo aspetto non ĆØ scontato), può assumere invece contorni diversi per un bambino che, con difficoltĆ , può rendersi conto della peculiaritĆ di picchi emotivi completamente altalenanti che un luttoĀ può provocargli. Poniamo, per esempio, il caso che muoia, dopo lunga malattia, il nonno paterno. La conoscenza che il bambino aveva del nonno non era molto approfondita: lo vedeva solo una volta all’anno o solo in occasione di grandi feste come Natale o Pasqua. Pensandoci bene, al bambino suo nonno non piaceva molto: era spesso di malumore, era spesso sofferente, stava sempre a borbottare riguardo ai giochi che gli piaceva fare. Non era una presenza simpatica e capitava che non vedesse l’ora di andare via. Alla morte del nonno il bambino vive sentimenti contrastanti, ambivalenti: può essere triste, comprendendo la perdita subita oĀ percependoĀ quello che gli adulti intorno a lui provano (soprattutto del papĆ per la perdita del suo papĆ ). D’altro canto potrebbe insinuarsi in lui un sentimento opposto, liberatorio, dal momento che ĆØ venuta a mancare una persona alla quale non siĀ sentivaĀ legato da particolare affetto e che non gli piaceva molto. Il risultato può essere una serie di emozioni contrastanti, tra le quali si alternano dolore e indifferenza, pena e distacco. Ā
In occasioni del genere, però, sussiste la considerazione che siano ammissibili solo alcune emozioni mentre altreĀ emozioni non lo sono, insinuando l’idea che siano fuori luogo. Infatti la manifestazione del dolore ĆØ facilmente comprensibile da parte degli adulti che lo circondano, l’indifferenza potrebbe non essere accolta allo stesso modo,Ā nĆØ significata in maniera altrettanto accogliente. Questo potrebbe indurre il bambino a credere di vivere sentimenti inaccettabili, da nascondere o da censurare. Solo sentendosi supportato da adulti competenti che possano comprendere e aiutarlo a manifestareĀ anche emozioni non prevedibili o normalmente attese, riuscirĆ a validare ed accogliere inĀ sĆ©, Ā oltre che condividere, queste emozioni con gli altri non sentendosi sbagliato o inaccettabile.
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Sul tema leggi anche:
Come parlare della morte ai bambini (1)
Come parlare della morte ai bambini (2)
[1] Bolognini, N. (2010),Ā Come parlare della morte ai bambini,Ā SieĀ Editore, Torino, pp. 19-20
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