Uno dei risvolti dellaĀ pubblicazioneĀ di un blog, credo soprattutto di un blog che ha come tema la psicologia, ĆØ quello di ricevere mail di persone che chiedono soluzioni o consigli su situazioni che si trovano a dover affrontare.Ā Recentemente, una delle mail più interessanti ha come oggetto un tema affrontato anche in studio: l’eccessiva passione (ossessione per i genitori!) dell’interesse dei ragazzi e dei bambini per i videogiochi. I racconti su questa sorta di ‘epidemia’ sono sempre più terribili: bambini di 7 o 8 anni che senza le loro due ore quotidiane di videogiochi non sono disposti a fare nulla, adolescenti che passano l’intero pomeriggio in trance davanti ad un televisore oppure collegati online con un gruppo di amici.
Questa la mail ricevuta da Angela, mamma di Marco (pubblicata,Ā naturalmente, con il consenso della persona che me l’ha inviata, e preservando l’identitĆ degli interessati). Indicherò con ‘A‘ le mail di Angela e con ‘F‘ le mie:
A: Buon giorno Dott. Boninu, scusi se la disturbo, ho letto il suo blog e vorrei un consiglio se me lo puoā dare.Ā Ho un figlio adolescente di 14 anni, ĆØ attratto dai giochi di internet in un modo spropositato, da quando il padre gli ha comprato un computer potente rispetto a quelloĀ che aveva la nostra vita ĆØ cambiata in peggio. Prima riuscivo a marginare questa sua tendenza perchĆ© il pc era quello di casa e io lo gestivo con la password.Ā Bestemmie parolacce e tutta la notte, o quasi, attaccato a giocare e chattare. Inoltre il giorno dopo dobbiamo lavorare, io mattina e sera quindi la stanchezza si fa sentire.Ā Gli ho tolto il cavo per la connessione, almeno temporaneamente, non so però come reagirĆ . A parole ho provato giĆ innumerevoli volte.Ā Grazie per qualsiasi consiglio possa darmi.
Questa la mia risposta:
F: Salve Angela, (…). La situazione che mi descrive ĆØ conosciuta perchĆ© molti genitori lamentano questa attrazione. Lāuso compulsivo dei videogiochi ĆØ un comportamento che molti ragazzi manifestano. Il punto ĆØ che sono la spia indicativa di varie difficoltĆ che possono avere. Per esempio se diventa la loro unica attivitĆ può essere che abbiano difficoltĆ in attivitĆ diverse come per esempio lo sport o i rapporti coi coetanei. So troppo poco di vostro figlio per consigliarvi qualcosa, e il consiglio non ĆØ nelle mie corde professionali. Sarebbe più interessante capire cosa comunichi vostro figlio con il suo comportamento e se questa comunicazione possa essere recepita da tutti gli adulti che si trovano intorno a lui. E sarebbe interessante anche capire cosa provochi il suo comportamento in famiglia. Insomma avrei bisogno di molti più dettagli per capire come aiutarvi.Ā
A: Grazie a Lei che ha trovato il tempo di rispondermi. Marco non ha difficoltĆ ad avere amicizie, anzi. Ora ha anche una āfidanzatinaā di 14 anni come lui. VĆ be mi sembra un po presto ma accompagnamo i ragazziniĀ a metĆ strada entrambi i genitori perchĆ© si vedono circa 2 volte alla settimana (cittĆ diverse di residenza).Ā Io penso che comunque di base sia insicuro e timido, anche se lo nasconde con una maschera di ironia a volte anche offensiva/irritante soprattutto verso il padre. Ā Con internet però gli capita anche di isolarsi, ma fortunatamente dura pochi giorni, anche grazie agli amici che lo cercano ininterrottamente per una pedalata o una partita a calcetto.Ā Lui cerca di fare entrambe le cose a volte,Ā spessissimo a scapito dello studio.
Io lāho lasciato al padre che aveva solo tre mesi per lavorare a tempo pieno. NecessitĆ . Non sono riuscita a dargli quella sicurezza di avere un genitore che lo ama e lo aspetta a casa. Il padre non ha mai nascosto di rimanere la sera con lui controvoglia, neanche al bambino. Oltretutto mio marito ha un grave handicap (poliomielite) una scelta incauta che la madre ha fatto in buona fede di non fargli fare i vaccini. Lo dico perchĆ© il modo di vedere il mondo in modo negativo del padre credo che abbia influito nel comportamento del bambino che sempre ha preferito gli amici, giocare fuori oppure play station/computer. Ā Per giunta a 12 anni la scoliosi non gli ha reso le cose semplici, il bustino lo ha accettato per 2 anni ma ora lo rifiuta categoricamente. Riesco a malapena a fargli fare 3 volte alla settimana la Ā ginnastica correttiva. Eā una scoliosi lieve ma con la costanza, che non ha, lāavrebbe potuta risolvere completamente. Marco mi parla poco di cosa farĆ da grande nonostante sin da piccolo cercavo di capirne le tendenze. Comunque ieri gli ho tolto internet ma di sera glielo ho concesso un paio dāore, di notte gli imposto un orarioĀ che poi ha rispettato, almeno ieri!Ā Sono contenta quando riesco a farmi vedere decisa ma serena. Ā Ā La mia preoccupazione ĆØ avere di fronte una dipendenza da giochi di internet perchĆ© essendo molto bravoĀ (2° in una graduatoria europea) il fatto di levarglielo del tutto non vorrei causare danni maggiori, internet Ā secondo me gli dice āsei capaceā āvedi che vali a qualcosaā un complimento che probabile bisognava fargli da piccolo quando faceva bene un disegno, un lavoro a scuola. Ā
Internet in ogni caso può essere dannoso ed ĆØ una fatica regolamentarne lāuso quando i figli sono il doppio della tua altezza!
F: Salve Angela, (…)Ā Sarebbe interessante capire quanto la sua storia sanitaria e quella che ha respirato in casa fin dalla nascita, abbiano contribuito alla sua āvisione della vitaā. Il punto ĆØ che i videogiochi sono spesso additati come causa dei mali di molti ragazzi ma, credo, la maggior parte delle volte siano solo la ciliegina su una enorme torta che ĆØ difficile vedere. O ĆØ difficile capire chi lāabbia creata. Ā
Il punto importante ĆØ che la concentrare la propriaĀ attenzione solo suiĀ videogiochi spesso impedisce di vedere la complessitĆ del mondo che si muove attorno ai ragazzi ed ĆØ facile puntare il dito contro un colpevole, i videogiochi in questo caso, senza chiedersi quanto altri fattori giochino un ruolo importante e decisivo nell’influenzare il ragazzo. Come siĀ può vedere anche in questo caso la storia di Marco era ben più articolata rispetto a quanto si percepisse da una prima visione. Bisognerebbe prestareĀ attenzione a nonĀ perdere questa complessitĆ di insieme, non focalizzandosi esclusivamente su un unico fattore. I videogiochi sono un grandeĀ attrattore per i ragazzi, ma ĆØ anche vero che costituiscono una via di fuga privilegiata da una realtĆ percepita come spaventosa, discorso che vale per qualunque altra dipendenza. Se ci si focalizza su di essa, qualunque essa sia, si perde di vista la domanda principale:Ā perché si sia arrivati a questo. OgniĀ storiaĀ ha, naturalmente la sua risposta e non voglioĀ generalizzare in nessun modo. Il rischio ĆØ quello di rovesciare i ruoli trasformando un’effetto (l’uso dei videogiochi) in una causa. I videogiochi non causano uno straniamento dei ragazzi, lo straniamento dei ragazzi viene agitoĀ (anche) tramite iĀ videogiochi.
L’obiettivo, dunque, può passare dalla demonizzazione dei videogiochi alla costruzione diĀ un’interazione ‘sana’ con loro, un modo di utilizzarli che possa in qualche modo soddisfareĀ i ragazziĀ evitando che diventinoĀ la loro unica fonte di interesse. Per fare questo, però, ĆØ necessario tanto altro: gli adulti che li circondano dovrebbero interessarsi aĀ quello cheĀ interessa loro, lasciarsi coinvolgere nelle loro vite, proporre un modello educativo coerente e responsabile. Tutte scelte decisamente più complicateĀ e intricate rispetto al parcheggiarli davanti ad uno schermo, pensando che almeno non romperanno le scatole.
Quale scelta siete disposti ad intraprendere?
Come sempre chi volesse/potesse condividere la sua esperienza può farlo contattandomi per mail (fabrizioboninu@gmail.com) oppure per telefono (3920008369).Ā
Ā
A presto…
Sullo stesso tema puoi leggere anche:Ā
Bambini e internet: che fare? (1)Ā
Bambini e internet: che fare? (2)
Tutti i diritti riservatiĀ
Vuoi ricevere tutti i post deĀ LO PSICOLOGO VIRTUALE?
IscrivitiĀ GRATUITAMENTEĀ alla newsletter e riceverai ogni nuova pubblicazioneĀ direttamente sulla tua mail.Ā
āPer iscriverti, clicca suĀ NEWSLETTERĀ e segui le semplici istruzioni. ā


