Il post di oggi ĆØ dedicato alla descrizione di un caso clinico. Naturalmente, come per quelli che vi ho raccontato fino ad adesso il nome e alcuni dettagli sono inventatiĀ perché non sia riconoscibile la protagonista, ma la storia ĆØ assolutamente autentica e spero possa ottenere il risultato di essere utile per qualcuno che la legge. Come inizia questa storia? Alcuni anni fa venne da me una ragazza che appunto chiameremo Francesca, 27 anni, per un problema molto vago: qualcosa non andava bene nella sua vita. Lo definisco qualcosaĀ perché non sembrava in grado di focalizzare cosa di specifico fosse ‘sbagliato’ nella sua vita. Francesca apparentemente non sembrava neanche troppo infelice, anzi solo che nulla nella sua vita sembrava avere la piega che questa voleva prendesse: la cosa che più mancava sembrava essere una sua progettualitĆ , le cose procedevano in automatico ma non si capiva dove fosse l’intenzione che Francesca voleva dare alla sua stessa vita. Bloccata nella frequenza della laurea triennale, non sembrava per niente consapevole del suo poter essere indipendente, coltivava molte relazioni, apparentemente molto superficiali o comunque non definite. Un altro dei suoi grandi crucci era quello legato al peso e all’alimentazione. Francesca, quando arriva ĆØ parecchio sovrappeso ma, come per altri aspetti, della sua vita, neanche questo sembra darle particolare fastidio, sembra quasi un dato di fatto con cui convivere.
In realtĆ , come molti altri casi prima di lei, le cose iniziano a disvelarsi e ad acquisire un diversoĀ significatoĀ mano a mano che compaiono nelĀ raccontoĀ che Francesca fa della sua stessa vita. La prima cosa che sembra acquisire rilevanza nel suo racconto ĆØ la mancanza di confini che porta chiunque a non essere mai dentro ne fuori rispetto alla sua vita. La prima che sperimenta questa condizione ĆØ proprio lei, che non sembra riuscire a dare un ‘ordine’ alle sue prioritĆ , alle sue aspirazioni o alle sue scelte. Tutto sembra uguale, nonĀ realmenteĀ importante secondo una sua scala di valori. Cosa faceva si che fosse difficile identificare le prioritĆ ? La sua storia familiare stessa era confusiva, era una storia nella quale vi erano spessoĀ interscambiĀ tra ruoli: i genitori assumevano funzioni filiali e i figli, e tra i figli molto spesso proprio Francesca, assumeva un ruolo genitoriale nei confronti dei suoi stessi genitori. Questa confusivitĆ era portatrice di ulteriore mancanza di confini, sia generazionali che di funzione e portava a considerare spesso un vero eĀ proprioĀ fardello la vita familiare.
Uno dei primi punti qualificanti della sua terapia ĆØ stato proprio quello di cercare diĀ fare luce e chiarezza su ciò che succedeva come un automatismo nella sua casa. Lungi dall’essere utile per lei, questo continuo salto di funzione, se da una parte era molto lusinghiero,Ā perché le permetteva di diventare la figura di riferimento all’interno della suaĀ stessaĀ casa, dall’altro era parecchio impegnativoĀ perché la stringeva a doppio filo coi membri della sua famiglia, non permettendole neanche di potersi pensare come indipendente e con un disegno di vita lontano da loro.
Tutto quello che avrebbe potuto portarla lontano o fuori di casa come ci si aspetta da una persona che inizia ad avvicinarsi ai 30 anni, veniva negato o sabotato. Francesca aveva delle relazioni molto sfilacciate con alcuni suoi coetanei, nulla che potesse trasformarsi in un vero e proprio rapporto, nulla che potesse allontanarla dalla famiglia. La famiglia ben tollerava queste storie, perchĆ© parecchio protettive per l’equilibrio della famiglia stessa.Ā
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