La paura di aver paura

La paura di aver pauraQuesto post ĆØ dedicato ad una delle emozioni più ancestrali che guida la vita dell’uomo: la paura. Cos’ĆØ la paura fondamentalmente? Come abbiamo accennato, ĆØ una delle emozioni primarie che accomuna gli uomini agli animali, una sensazione istintuale attraverso la quale, percependo un pericolo reale o presunto, vengono attivate tutta una serie di reazioni fisiche e psicologiche che fanno percepire un senso di pericolo o un bisogno di fuga, le sensazioni fondanti della paura stessa. Ovviamente esistono gradi diversi di attivazione di questa emozione. I gradi sarebbero in ordine crescente: timore, ansia, paura, panico, terrore. Se ci pensiamo, la sensazione di paura ĆØ l’emozione che ci ha garantito la sopravvivenza evolutiva.Ā Perché allora questa emozione ĆØ una delle più vituperate? Se ĆØ stata selezionata filogeneticamente, ĆØ evidente che ha delle implicazioni rispetto al nostro stesso profilo evolutivo. Eppure, come dicevo, ĆØ una delle emozioni dalle quali si cerca di sfuggire più spesso. Come se ci facesse paura la stessa idea di poter avere paura. In effetti ĆØ una delle cose dalle quali cerchiamo di fuggire più spesso. Semplicemente non vogliamo avere paura, vogliamo sentirci sicuri e protetti.Ā Eppure questa odiosa emozione si ripresenta spesso all’improvviso, soprattutto sotto la forma familiare dell’ansia,Ā disturboĀ percepito con sempre maggior fastidio.

Ma se c’ĆØ una cosa che credo di aver imparato in questi anni, ĆØ quello che più che fuggire dovremmo imparare a stare. StareĀ sull’emozione,Ā stare sulla sensazione, stareĀ sul disagio. Anche se questo stare ĆØ scomodo, pesante, difficile. Anche se vorremmo fuggire a gambe levate facendo finta di niente. Credo che proprio qua si annidi il punto. Se fuggiamo, se facciamo finta di non averla, non possiamo portare l’attenzione su cosa l’ha causata, su quali siano le ragioni che quella paura ci fa sentire, qual ĆØ il senso di questa paura rispetto alla nostra storia. Se riusciamo a stare, a non fuggire, possiamo apprendere qualcosa di nuovo su di noi, cosa ci spaventa, cosa provoca in noi.Ā Non ĆØ una cosa da pocoĀ perché comporta una nuova consapevolezza su se stessi. E non ĆØ neanche una cosa facileĀ perché va contro tutta la nostra esperienza che ĆØ appunto quella di sfuggire, di cercare di evitare ciò che ci fa stare male. Se ĆØ una reazione comprensibile (chi vuole stare male?), credo che alla lunga sia controproducente dal momento che la fuga non permette di affrontare o conoscere il nodo che quella paura ha portato.Ā 

In merito a questo c’ĆØ un brano che descrive molto bene ciò che intendo:Ā credo che una buona salute mentale sia determinata non tanto dall’evitare le emozioni negative, quanto nellaĀ ricchezzaĀ di espressioni emozionali differenti che possiamo mettere in campo. Non ĆØ negativo avere paura di una situazione nuova, ma può diventare disfunzionale se non provo a cercare risorse, dentro o fuori di me, che mi permettano di provare il coraggio di affrontare la mia paura, piuttosto che “rimuoverla” attribuendo ad altri oĀ alla situazione il mio senso di sofferenza. Non ĆØ detto che riesca a superare la mia paura, ma posso provarci. Se non creo questa condizione, ĆØ probabile che la paura prenda il sopravvento e mi faccia credere che quello ĆØ il solo modo di affrontare l’altro o le situazioni in genere. [1]

La mancata accettazione di queste nostre emozioni ci porta spesso ad agire la rabbia o laĀ deresponsabilizzazioneĀ che, se ci pensiamo bene, non fanno altro che allontanarci ancora una volta dalla nostra paura, e ripetono inesorabilmente quel circolo vizioso per cui non ci conosciamo-ciò che intravediamo non ci piace e ci spaventa-fingiamo che non esista-continuiamo a non conoscerci. L’unico modo per spezzare il circolo, per quanto doloroso sembri, ĆØ quello di portare la propria attenzione sul momento stesso del disagio e quindi, in buona sostanza, cercare di accogliere la nostra stessa emozione.

Nonostante possa farci paura l’idea di avere paura.

Che ne pensate?

AĀ presto…

FabrizioĀ 

[1] Rosci, M. (2010),Ā Scuola: istruzioni per l’uso, Giunti Demetra, Firenze, pag. 164

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4 Commenti
marco
marco
8 anni fa

L’unico “Essere Umano”,ad esortare gli uomini ad esplorare/esplorarci attraverso domande ĆØ stato krishnamurti.Fuori da concettualizzazioni religiose,fuori da teorie di natura psicologica.L’unico modo di vivere una “Nuova Consapevolezza”,e fuori da tutti i condizionamenti che ruotano intorno alla ns esistenza,a partire dalla ns famiglia,e poi dalle istituzioni,dalle religioni,quindi la ns conoscenza.
Solo fuori il conosciuto che forma la memoria,che ĆØ possibile trovare “L’Istinto”,o “Nuova Intelligenza”,che ĆØ di tutti e non appartiene a nessuno.
Che il Cambiamento abbia Inizio.
cordiali saluti

Maria Grazia Rubanu
Maria Grazia Rubanu
8 anni fa

Sono perfettamente d’accordo con te: tendiamo a sfuggire dalle emozioni che definiamo ā€œnegativeā€, ma ĆØ quando riusciamo a ā€œstareā€ che ci diamo la possibilitĆ  di scoprire che i nostri fantasmi non fanno poi cosƬ paura.
Un po’ come succede nel film ā€œIl sesto sensoā€: il bambino protagonista vede ā€œla gente mortaā€, ne ha paura e noi spettatori ci spaventiamo con lui, fino a che non capisce che le persone che vede non vogliono fargli del male, ma chiedono aiuto per risolvere qualcosa rimasto in sospeso…e cosƬ la paura diventa tenerezza, per lui e per noi. CosƬ accade anche per i fantasmi di ognuno di noi, fanno paura perchĆØ non siamo pronti ad ascoltare quello che ci vogliono dire, ma se ce ne diamo la possibilitĆ  possiamo scoprire molto di noi.

marco
marco
8 anni fa

La parola (paura)non ĆØ la cosa descritta.Gli esseri umani,antropologicamente parlando hanno vissuto per milioni di anni non liberi dal conosciuto,dalla memoria che plasma la coscienza,la nutre e l’alimenta.Ancora oggi l’uomo tecnologico,che raggiunge pianeti con distanze siderali,non riesce a sfidarsi psicologicamente.Cosa ĆØ quindi la “Struttura” della paura.L’uomo può essere libero dal conosciuto?Identificazioni,immagini,appartenenze,conclusioni,ĆØ questo che gli esseri umani costruiscono intorno a loro.Il risultato= Conflitti,contraddizioni,ansie,violenze,=Guerre.
Abbiamo avuto una brutta esperienza,o una bellissima esperienza.In tutti e due i casi l’uomo,si identifica in entrambe le esperienze.In tutti e due i casi iniziano i conflitti,sia che esso non vuole ripetere la brutta eperienza,che per la 2° che vule ripetere perchĆØ ĆØ stata bellissima,e la vule ripetere…ad ogni costo,risultato=conflitto.
Sfidiamoci tutti con serietĆ ,e liberarci dal “Fardello” pesantissimo che abbiamo ereditato dalle passate generazioni in milioni di anni,e VIVERE senza conflitti in pace con il pianeta e con i nostri simili.
cordiali saluti.

graziella
graziella
10 anni fa

caro dr. Boninu,GRAZIE. Spero che abbia fatto un sorriso, perchĆØ ĆØ ciò che volevo … grazie per come ha saputo spiegare un concetto che altri avevano espresso, ma che io non ero riuscita a captare. Non ricordo se nei mesi scorsi, Le ho accennato a questo disagio, che tuttavia, chi mi conosce da tempo, aveva giĆ  percepito in me, in minore entitĆ . Ma da un anno circa, sono stata ‘presa d’assalto’ dalla paura … di avere paura. E leggo anche libri di suoi colleghi che provano a rassicurare il lettore che ne fosse interessato. Ma ciò che ho appena letto mi ĆØ stato di maggiore aiuto rispetto alle altre letture. Ecco perchĆØ le ho fatto un ringraziamento cosƬ forte. Ho anche preso nota del libro ‘Paura di aver paura’, che vorrei consultare. Un caro saluto. Graziella.
p.s. forse è solo che in questo momento ero più disponibile a farmi consigliare! Oppure Lei ha saputo usare quelle parole pìù adatte a me (ad ogni modo è dura, uscirne)

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