Qualche tempo fa io e la mia collega Carla Sale Musio, aderendo allaĀ campagnaĀ nazionaleĀ di sensibilizzazione sul tema, abbiamo pubblicato la foto con la scritta #iononriparo. Molti contatti ci hanno chiesto cosa volesse dire quel cartello, a cosa si riferisse e cosa non riparassimo. La maggior parte delle persone pensava fosse legato al fatto che ‘nonĀ ripariamoĀ i matti’, e che semplicemente aiutiamo le persone ma non le aggiustiamo. Sicuramente ĆØ vero che,Ā nel senso letterale del termine, non ‘ripariamo’ nessuno, ma in realtĆ il focus di quella campagna era molto più specifico e si riferiva alla nettaĀ contrarietĆ che noi, e moltissimi altri colleghi, nutriamo nei confronti delleĀ cosiddetteĀ teorieĀ riparative nei confronti dell’omosessualitĆ . Grazie a questa foto, mi sono reso conto che poche persone conoscono queste posizioni e sarebbe forse il caso di cercare diĀ capireĀ cosa siano e su quali princƬpi si basino.Ā Le cosiddetteĀ teorieĀ riparative, dette anche terapie di conversione, sono terapie che hanno come finalitĆ la negazione dell’orientamento sessuale dell’individuo e il suoĀ riorientamento verso una sessualitĆ percepita come normale, quindi sostanzialmente ed esclusivamente la sessualitĆ eterosessuale. LeĀ terapie diĀ conversione basano la loro efficacia sulla repressione del proprio desiderio primario per l’assecondamento di un desiderio sessuale considerato più ‘normale’ o socialmente accettato. Gran parte di queste teorie sono sostenute da psicologi o terapeutiĀ fortemente legati adĀ organizzazioni religiose, ottica che necessariamente altera da principio il lavoro con laĀ personaĀ omosessuale. Queste posizioni sono fortemente osteggiate dalle associazioni di psicologi e psichiatri, sia americani che europei, in quanto forzerebbero la terapia con il paziente verso esiti imposti socialmente e contribuirebbero all’associazione omosessualitĆ =malattia, associazione rinnegata da tempo da tutte le più importanti organizzazioni internazionali diĀ psicologi,Ā nonché dall’Organizzazione Mondiale della SanitĆ .Ā
Quali sono i princƬpi sui quali queste teorie si basano?Ā Quali sono le premesse che fondano questa classificazione tra una sessualitĆ ‘accettata’ e una invece inaccettabile e da modificare? Questo lavoro ĆØ basato sulla disanima fatta nel testoĀ Curare i gay?,Ā (in fondo al post, come sempre, trovate tutti i riferimenti bibliografici)Ā che ha provato a classificare i presupposti metodologici dei quali questo tipo di teorie si fa forte:
– Contrapporre in modo rigido identitĆ maschile e femminile, dentro l’unico ordine naturale possibile, quello eterosessuale. Dunque tutto ciò che si discosta da questo schema binario non può che essere patologia o peccato, più spesso tutti e due.
– Sottoporre l’omosessualitĆ di cui il soggetto ĆØ malato a ogni sorta di denigrazione e squalifica – psicologica, etica, religiosa – e precludere al soggetto stesso ogni bene e valore in cui pure il soggetto crede e che gli viene imputato di negare per definizione a priori.
– Contrapporre in modo insanabile il bene e il male, secondo una logica “tutto o nulla”.
– Espellere l’omosessualitĆ dall’Ordine dell’umanitĆ : essa non esiste se non come patologia, chi vuole farne un’identitĆ si contrappone ai principi e alle forme eterne in cui si incarna il progetto di Dio per l’umanitĆ .
– Legittimare, non condannandolo, l’odio sociale, il disprezzo fino all’ostracismo, fino agli attacchi fisici – a partire dalla riprovazione fino all’espulsione da parte della propria famiglia; se il deviante ĆØ soggetto all’isolamento e all’emarginazione, che implica la mancanza di ogni supporto, questo ĆØ una conseguenza del suo essere.Ā
– Instaurare un vero e proprio processo di patologizzazione basato sulla disumanizzazione delle persone omosessuali, per arrivare a contestarne l’esistenza. Tale processo si svolge attraverso varie tappe: separare “gli omosessuali” da “i normali”; indicarne le tappe di una progressiva degenerazione; evidenziarne i segni patologici affinchĆ© i sani possano esercitare il proprio acume diagnostico; eliminare tutto ciò che contrasta con questa visione, fino a leggerne i segni positivi come contro reazione compensatore fraudolenta; costruire una visione catastrofica deterministica del loro destino; evitare sempre di analizzare il contesto in cui diversi sono costretti a vivere. Viene instaurato un circolo vizioso autogiustificantesi: dal metaforico si passa al corpo e poi al simbolico e quindi al comportamento. Dal disordine del desiderio si passa alla immoralitĆ del comportamento, al danno provocato al proprio fisico, rintracciando in esso i segni che dicono la morbosa malvagitĆ del gay, e poi di nuovo si giunge alla condanna psicologico-morale, stabilita definitivamente in sede etico-religiosa: i gay sono moralmente disonesti perchĆ© oggettivamente disordinati.
– Strutturare cosƬ un perfetto meccanismo di circolaritĆ paranoica, che genera generalizzazione (“tutti gli omosessuali sono uguali”, cioĆØ malati, ma anche “tutti i gay sono uguali”, cioĆØ perversi), personalizzazione (ciò che vedo dei comportamenti ĆØ proprio come la persona ĆØ), insensatezza (per essere cosƬ devono per forza avere qualcosa di sbagliato), deresponsabilizzazione (se sono cosƬ ĆØ solo colpa loro). Quando si fa fatica a trovare ciò che si cerca, lo si suppone, e allora scatta il delirio di riferimento e di persecuzione: ĆØ il grande complotto della lobby gay, la congiura degli insospettabili corrotti contro gli innocenti.
– CONTINUA –
[1]Ā Rigliano, P., Ciliberto, J., Ferrari, F. (2012),Ā Curare i gay?,Ā Raffaello Cortina Editore, Milano, pp. 170-172
Tutti i diritti riservatiĀ
Ā
Vuoi ricevere tutti i post deĀ LO PSICOLOGO VIRTUALE?
IscrivitiĀ GRATUITAMENTEĀ alla newsletter e riceverai ogni nuova pubblicazioneĀ direttamente sulla tua mail.
āPer iscriverti, clicca suĀ NEWSLETTERĀ e segui le semplici istruzioni. ā


