Interno: studio. Primo incontro con i genitori di Matteo. Io: ‘Come trascorre le giornate in casa, Matteo?’,Ā mamma: ‘Guardi, non fa nullaĀ tutto ilĀ giorno, passa gran parte del tempo di fronte alla tv o con la playstation, ĆØ sempre attaccato a qualcosa di elettronico, non lo abbiamo mai visto prendere di sua iniziativa un libro in mano. Ma cosa dovremmo fare per farlo leggere?’ Questo elenco vi aiuterĆ a rendereĀ più agevole il percorso:
1) Non associate la lettura con i compiti scolastici: spesso i bambini si avvicinano alla lettura solamente perchĆ© costretti dalla scuola per attivitĆ di ricerca o comeĀ compito, stabilendo, quindi, la relazione ferrea per cui leggere equivalga ad un dovere. Uno dei primi lavori da fare sarebbe proprio questo: spezzare il legame lettura=compito, cercando di rendere l’attivitĆ della lettura indipendente dall’attivitĆ dello studio o dello svolgimento dei compiti. Spezzata questa connessione, il bambino si sentirĆ libero di scegliere cosa e quando leggere e non si sentirĆ costretto a farlo per una scadenza;
2) Proponiamo libri che piacciano a lui non a noi: il secondo punto ĆØ strettamente legato al primo: dato che il bambino non dovrebbe leggere libriĀ perché obbligato (dagli adulti, dalla scuola, ecc ), dovremmo stare attenti a proporre libri che rientrino nei suoi interessi. Questo comporta che gli adulti intorno a lui prestino attenzione agli interessi manifestati dai ragazzi, e quindi abbiano una conoscenza delle realtĆ che li coinvolgono e delle loro passioni. Evitiamo una riproposizione pedissequa di ciò che ĆØ piaciuto a noi e che, perĀ quanto ci secchi ammetterlo, potrebbe essere totalmenteĀ passato di moda! Cerchiamo di evitare termini come: ‘ĆØ un classico’ o ‘ĆØ un capolavoro’, frasi cheĀ sottilmenteĀ sottintendonoĀ quanto, invece, quello che leggono loro non lo sia per nulla e non loĀ diventerĆ mai. Ricordiamoci che stiamo cercando di insegnare loro ad apprezzare la lettura, non a costruire dei nostri cloni, anni dopoĀ l’originale;
3) Diamo per primi l’esempio: ĆØ molto facile predicare senza essere coinvolti. Un bambino impara più dall’esempio che dalle parole. Se non vede nessun adulto intorno a lui prendere in mano un libro difficilmente sarĆ a sua volta invogliatoĀ a farlo. Sarebbe bene, quindi, prima di gridare allo scandalo di quanto i nostri figli non leggano, cercare di capire quanto siamo per loro esempi per l’attivitĆ che richiediamo;
4) Leggete assieme: una delle cose che generalmente i bambini amano di più, ĆØ che qualcuno racconti loro una storia. Se potete, abituateli fin da piccoli a sentirvi leggere storie, per condividere, oltre al tempo che passerete assieme facendolo, anche un viaggio con la fantasia. Cercate di non perdere col tempo questa abitudine: anche seĀ cresciuti, se state leggendo un libro che vi appassiona, costruite un momento per condividerlo: leggetelo assieme oppure chiedete loro un parere. Questo gesto permetterĆ diversi movimenti: da una parte potrebbe incuriosirli e spingerli a voler sapere cosa accade nel resto del libro (e per quale motivo vi abbia catturato quel libro!), saprĆ che leggere ĆØ per voi un’attivitĆ ancora ricca di passione e costituirĆ un piccolo, ulteriore ponte comunicativo tra i vostri interessi e loro;
5) Rispettiamoli: come detto prima stiamo cercando di far crescere in loro l’interesse per la lettura, non creare dei nostri cloni. Se il nostro obiettivo ĆØ quello di allontanarli dalla lettura, non dobbiamo far altro che trattarli come piccoli illetteratiĀ che non capiscono nulla di quello che stanno leggendo/recensendo/criticando e che non comprendono la bellezza di ciò che proponiamo loro. Questo atteggiamento difficilmente si concilia con la creazione di uno spirito critico. Leggere equivale anche a costruire, come per molte altri aspetti, i propri personali gusti. Siamo in grado di accettare che i loro non coincidano con i nostri?
– CONTINUA –
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