La paura

pauraQual ĆØ l’emozione tra tutte più temuta? Molti di noi a questa domanda risponderebbero quasi sicuramente la paura, forse tra tutte la più vituperata. La paura ĆØ essenzialmente l’emozione che si attiva quando sentiamo di essere in pericolo. Il pericolo può essere reale o immaginato: la differenza non ĆØ importante a livello di attivazioneĀ perché anche un pericoloĀ immaginatoĀ può avviareĀ una serie di reazioni, sia fisiche che psicologiche, molto importanti. La paura ĆØ un meccanismo atavico, antico quanto condiviso tra specie diverse, portato avanti nella catena evolutiva come meccanismo indispensabile alla vita stessaĀ perchĆ©, proprio la suaĀ attivazione, permette all’individuo di salvarsi dai pericoli che incombono. E, come accennavamo, la paura ĆØ anche una delle emozioni più detestateĀ perché associata all’ansia, al senso incombente di minaccia e di pericolo. A livello fisico tra le manifestazioni che possono segnalare la presenza in noi di paura sono:

  • aumento della percezione di pericolo;
  • aumento del battito cardiaco;
  • aumento della sudorazione;
  • maggiore attivazione di funzioni fisiche e intellettive;
  • aumento dei livelli di adrenalina;
  • fuga.

I sintomi della paura non si esauriscono in questa lista e, spesso, ognuno di noi riesce a declinare la paura con un proprio comportamento personale. Ci sono persone che si agitano visibilmente, altre diventano apatiche rasentando l’immobilismo. Possiamo dire che uno dei due ha più paura dell’altro? No, possiamo solamente dire che lo esprimono in maniera differente.Ā Una delle reazioni più comuni ad emozioni cosƬ intense ĆØ quella di evitamento: sfuggire quell’emozione, cercare di farla andare via, non pensarci o distrarci, ĆØ una della cose che più spesso facciamo per cercare di superare la paura. Questa strategia ĆØ funzionale solo sul breve periodo,Ā perché ci consente di non affrontare la paura in un dato momento ma non ci da indicazioni su cosa l’abbia causata. Se, per esempio, ci incute timore il fatto di parlare in pubblico, per superare la paura metteremo in atto una serie di strategie che ci consentano di affrontarla (mi vestirò in un modo che mi faccia sentire bene, farò una presentazione che riduca la possibilitĆ  di fare errori, ecc) ma, passata quell’occasione, magari non rifletterò più sul perchĆ© parlare in pubblico mi dia questo tipo di emozione. Non avrò fatto mia l’emozione accogliendola e facendola diventare parte del mio vissuto. Questa attenzione ĆØ molto difficile perchĆ© prevede un riconoscimento e un accoglimento dell’emozione. Non mi focalizzo sul singolo atto che mi provoca quell’emozione (il parlare in pubblico), ma cerco di capire cosa sia quell’emozione per me.Ā 

La nostra esperienza ci dice che la più grande barriera al riprendersi dalle esperienze di abbandono e deprivazione non sono il dolore e il dispiacere, ma la paura e la lotta contro il dolore. Dentro di noi abbiamo infinite risorse per affrontare la perdita e la frustrazione, ma questo è difficile se non comprendiamo cosa sta succedendo e perché sta succedendo. Questa mancanza di comprensione e consapevolezza provoca la paura. Inoltre nessuno ci ha mai insegnato che il dolore ha un valore. Non abbiamo imparato che possiamo maturare solo permettendo al dolore di essere parte integrante della nostra vita. Attraverso il dolore cresciamo, ma di solito lo combattiamo anziché accoglierlo e la lotta lo fa diventare una sofferenza che si trascina più a lungo di quanto invece durerebbe se fosse accettato, sentito e lasciato fluire attraverso di noi.

Se smettiamo di resistere e riconosciamo che ciò che accade ĆØ parte di un inevitabile viaggio dentro l’anima, allora possiamo rilassarci.

Un aspetto di questa comprensione ĆØ il semplice fatto che l’amore comporta la perdita: ciò ĆØ parte dell’esperienza dell’amore. Se apriamo il nostro cuore, molte volte verrĆ  ferito. Se siamo vicini a qualcuno, sentiremo spesso dei piccoli abbandoni. E quanto più siamo intimi con questa persona, tanto più intense saranno le emozioni.

Quando stiamo per tanto tempo lontani l’uno dall’altro attraversiamo sempre momenti in cui sentiamo intensamente la mancanza dell’altro.

Un’altra comprensione ĆØ che le esperienze di deprivazione e abbandono aprono spazi nascosti nell’inconscio che possono guarire appunto solo se vengono aperti. Il terrore e il dolore dell’abbandono che abbiamo sperimentato da bambini giacciono addormentati dentro di noi e vengono stimolati solo quando esperienze simili accadono nella nostra vita attuale. Non guariranno se non vengono aperti e sentiti. E infine, la sensazione di paura e di dolore passeranno solo se ci permetteremo di sentirle senza opporvi resistenza. Allora la confusione e lo choc, la collera e il risentimento, il dolore e l’angoscia si calmeranno. Accogliendo la deprivazione e l’abbandono ci apriamo a una profonda pace interiore. La maggior parte della lotta con la vita ĆØ dovuta proprio al nostro resistere alle emozione connesse col sentirci soli e indifesi. [1]Ā 

La paura insomma, come le altre emozioni, non andrebbe espulsa dalle nostre esperienze ne evitata. Per quanto possa apparirci difficile, andrebbe accolta e sentita come parte integrante della nostra esperienza di vita. Solo così potremmo non solo ricomprenderla in noi ma anche depotenziare quegli effetti che percepiamo spesso come problematici. 

Che ne pensate?

A presto…

Fabrizio Boninu

 

Sullo stesso tema leggi anche:

LA PAURA DI AVER PAURA

[1]Ā Trobe, T., Trobe Demant G. (2008), Fiducia e sfiducia, Feltrinelli, Milano, pp. 116-117

 

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july
july
8 anni fa

Io temo di più la tristezza.

graziella
graziella
10 anni fa

cara Nunzia, leggo adesso le sue parole. Le ho trovate solo ora. Mi farebbe un gran bene un viaggio… e sarebbe un grande onore conoscerLa, parlarlarLe … e stringerci la mano. Purtroppo non ĆØ fattibile. Magari fosse realizzabile! In primis ĆØ un problema economico. Ma sfruttare il criterio del web ĆØ la cosa che mi riesce meglio. E la sola che credo di potermi permettere. Un caro saluto da Genova. Graziella A.

nunzia
nunzia
10 anni fa

Non sappiamo, ci insegnano a non sapere, che la paura si può affrontare e guarire. Continuiamo a dirci che SI PUO’!!!!!!
Grazie, se lei scrive un libro o se viene a Roma me lo faccia sapere, voglio stringerle la mano!

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