L’articolo che vi segnalo oggi tratta un tema sul quale il dibattito ĆØ acceso da sempre e che, non credo, questo articolo contribuirĆ a fare scemare. Si tratta però, di un interessante punto di vista e vorrei riportarvelo. L’articolo tratta del cosiddetto co-sleeping, cioĆØ l’abitudine di molti genitori di far dormire ilĀ proprioĀ figlio nel letto matrimoniale. Per anni si ĆØĀ ripetutoĀ che questo tipo di comportamento non fosse un comportamento corretto nĆ© per i bambini, che sembravano non poter sviluppare una propria autonomia nel momento dell’andare a letto, nĆ© per la coppia che, con il figlio in mezzo, si vede privata di un momento di intimitĆ per la coppia stessa.
La ricerca, svolta dallaĀ Stony Brook UniversityĀ di New York, e pubblicata suĀ Pediatrics, arriva a risultati diversi e giunge a conclusioni che non sono cosƬ contrarie a questa pratica. Il risultato sembra essere cheĀ abituare i bambini a dormire tra le lenzuola che odorano di mamma e papĆ non comporti per loro alcun effetto collaterale.Ā (…)Ā Lo studio ha preso in esame 944 coppie non abbienti con un figlio di un anno, monitorandone nel lungo periodo la situazione psicologica e le abitudini legate al sonno. Dai dati ĆØ emerso che i bambini che avevano dormito nel lettone avevano raggiunto lo stesso livello di sviluppo comportamentale e cognitivo di quelli che avevano sempre dormito da soli.Ā
Come per tutte le cose, potrebbero essere evidenziati aspetti positivi e negativi in entrambe le situazioni. Il far dormire il bambino nel lettone secondo alcuni pediatri avrebbe risvolti positivi dal momento che favorirebbe il rapporto del bimbo coi genitori e ne farebbe avvertire la vicinanza. Dormire da soli, sopratutto per il modo in cui viene gestita la ‘separazione’ del bimbo dai genitori, può portare invece a sviluppare paure (del buio, di esser soli, di essereĀ abbandonati…) che potrebbero avere ripercussioni sul bambino stesso. Come detto il far dormire il bimbo nel letto dei genitori priva la coppia stessa di un momento e di uno spazio suo che andrebbe invece, gestito e calibrato meglio, soprattutto nel momento in cui il nuovo arrivato può far saltare i delicati equilibri su cui la coppia stessa si regge.Ā Credo che la linea guida da seguire sia, come al solito, il buon senso. Non credo esistano ricette adatte per ogni situazione e per ogni famiglia. Ci sono diverse esigenze che andrebbero considerate (bambino/coppia) e non necessariamente, se non apparentemente, in antitesi.Ā
L’articolo ĆØ di Repubblica (25.07.11) ed ĆØ a firma di Sara Ficocelli. Il link:
Sarebbe interessante poter condividere le vostre esperienze in merito!
A presto…



Io sono stata una grande utilizzitrice di lettone sia da bambina e che dopo e sono molto felice che mi sia stato concesso perchĆØ per tanto tempo sono stata terrorizzata dal buio.Con lāetĆ il problema ĆØ passato e sono andata a dormire nel mio letto, i miei hanno avuto un altro figlio e la vita ĆØ andata avanti.Perciò il mio giudizio ĆØ a favore e a chi mi parla di limitazione dellāintimitĆ ricorderei che il sesso non ĆØ limitato alla camera da lettto e anche un monolocale ha perlomeno un bagno.Detto questo non so quale sia la scelta giusta dal punto di vista educativo.A volte tutte queste teorie si scontrano con la realtĆ che non si ha voglia, che il bimbo russa, scalcia che fa caldo e di contro se ci piace perchĆØ privarcene? Eviterei di usarlo come “quick-fix” contro il pianto o capricci, in quel caso sarebbe meglio fare compagnia al bambino ma lasciarlo nel suo letto. Credo che si debba fare la scelta che possiamo sostenere con serenitĆ , estendo il discorso a tutto quello che viene definito “attachment parentingā, perciò facciamo spazio ai figli nel lettone se ĆØ una gioia altrimenti imponiamoli senza sensi di colpa di stare nel loro letto.Preferibilmente con una lampadina accesa.
A mio parere non ci sono ricette giuste o formule statiche innanzi a tali situazioni e generalizzare non ĆØ mai un bene perchĆØ ogni persona, ogni famiglia ogni situazione va valutata secondo un insieme di cose diverse, per cui lāequilibrio stĆ proprio nel trovare le proprie misure e tali misure non sono sistematicheā¦ci sono giorni o periodi nei quali si necessita diorganizzarsi in un dato modo piuttosto che un altro. Gli schemi fissi e rigidi non hanno mai portato da nessuna parteā¦nessuno di noi può dire che esiste il modo ideale innanzi a dei rapporti che sono cosƬ intimi e costituiti da cosƬ tante cose che sarebbe davvero a dir poco riduttivo parlar si educazioneā¦Grazie come sempre di questi spunti di riflessione: