Legittimare le emozioni (2)

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La consapevolezza, funzione psichica capace di generare benessere e di sollecitare il cambiamento, può attivarsi se prevale un atteggiamento mentale di accettazione e, contestualmente, di rinuncia al controllo onnipotente della realtĆ . Fintanto che un soggetto si tormenta con proposizioni del tipo: ‘Avrei potuto, avrei dovuto…’, ‘Avrebbe potuto, avrebbe dovuto…’, finisce per disperdere energie preziose in vissuti logoranti di colpa, di depressione o piuttosto di rabbia, energie sicuramente sottratte a quell’impegno di consapevolezza, massimamente utile per affrontare i problemi e le difficoltĆ  dell’esistenza. La consapevolezza delle emozioni può iniziare quando cessa il combattimento finalizzato al tentativo di eliminare vuoi le emozioni sgradite, vuoi la realtĆ  che le ha generate ed inizia la processazione dei dati emotivi, cosƬ come possono essere rilevati nella loro specificitĆ  e nella loro autenticitĆ . Non c’ĆØ consapevolezza se non c’ĆØ rinuncia al dominio, cioĆØ se non lasciamo andare la pretesa di controllare tutto.

Il nostro atteggiamento ĆØ spesso, invece, improntato al controllo, alla valutazione, al giudizio che ci portano lontani dalla consapevolezza e ci avvicinano a reazioni come l’impotenza, la rabbia o la tristezza. La frustrazione ĆØ doppiaĀ perché da un lato non riusciamo nell’intento di controllareĀ quelloĀ che proviamo,Ā dall’altro,Ā nonĀ essendociĀ potutiĀ soffermare a capire cosa fosse quello che stavamo vivendo, aumenta il nostro senso diĀ estraneitĆ Ā perĀ noi stessi, di non conoscerci a fondo di non sapere neanche noi chi siamo. Come può questo sentire farci stare bene? Come può condurci ad una conoscenza migliore di noi stessi? Qual ĆØ il modo attraverso il quale superare questoĀ cortocircuitoĀ tra ragione ed emozioni,Ā questaĀ sorta di impasse interno a noi stessi? Il primo passaggio riguarda l’accettazione diĀ quelloĀ che proviamo, cercando di far stare fuori il giudizio, metro razionale che tentiamo di applicare allaĀ realtĆ Ā emotiva:Ā 

Per elaborare le emozioni occorre accettarle innanzitutto cosƬ come si manifestano nella nostra mente prima di cercare di elaborarle. Nel momento in cui la consapevolezza accetta le emozioni, anche le più stressanti, le circoscrive ed in qualche misura la fa evolvere. Nominare la confusione per esempio può essere il primo organizzatore mentale e linguistico della confusione stessa, l’avvio di un percorso per fare emergere un qualche elemento di chiarezza dal caos. Nel momento in cui non pretendo di dominare o manipolare queste emozioni, bensƬ tento di riconoscerle e di pensarle, per ciò stesso si rinforza unĀ area della mente che riduce il rischio del sequestro emozionale: prendo atto che in me c’ĆØ rabbia o c’ĆØ tristezza, ma non c’ĆØ solo rabbia o tristezza, perchĆ© si attiva una funzione di consapevolezza che si rende conto della rabbia e della tristezza; mi accorgo che in me c’ĆØ ansia, ma non dilaga, perchĆ© c’ĆØ un’isola della mia mente dove si attiva la capacitĆ  di dare un nome all’ansia. [1]

Uno dei punti nodali sta proprio nella capacitĆ  di riconoscere e dare un nome a quello che proviamoĀ perché questa capacitĆ  ci rende l’idea che nel momento in cui ci sia un sentimento avvertito come negativo, esista anche una sorta di contraltare dentro di noi che ci consente di capire come non siamo del tutto preda o in balia solamente di quella emozione. Se ci limitiamo a giudicarci (non sono adatto, non sono in grado di, non ĆØ normale provare questo,…) focalizziamo la nostra attenzione e la nostra consapevolezza solamente su come ci stia facendo stare male quello che proviamo, su come questo sentirci ci faccia stare male, ma non su cosa stiamo effettivamente provando. Se riuscissimo, invece, nel momento in cui proviamo un’emozione a riconoscerla, sentiremo che dentro di noi esiste un’area che riesce a non farsi travolgere dall’emozione stessa, un’area che la identifica e costituisce il primo passoĀ perché quell’emozione sia riconosciuta eĀ possa entrare a far parte della nostra stessa realtĆ  psichica.

Non ĆØ sicuramente un processo facile, vanno scardinati una serie di automatismi censori e neganti che da sempre tentano di mettere a tacere la nostra realtĆ  emotiva. Non ĆØ facile, dicevo, ma ĆØ un primo passo per portare luce su parti di noi stessi trascurate, nascoste eĀ condannate, il mancatoĀ riconoscimentoĀ delle quali ĆØ spesso responsabile del nostroĀ stareĀ male.

Ā 
Che ne pensate?

A presto…

Fabrizio Boninu

[1]Ā Foti, C. (2012),Ā La mente abbraccia il cuore, Edizioni Gruppo Abele, Torino, pp. 52-54Ā Ā 

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Antonello
Antonello
8 anni fa

E’verissimo, non ĆØ un processo semplice da attuare, ma ci si deve arrivare sforzandoci continuamente. Tra l’altro i sensi di colpa sono deleteri, ti opprimono e non ti fanno procedere. E’ difficile perdonare ma quel che ĆØ ancor più difficile ĆØ perdonare a se stessi. L’antidoto ĆØ quindi la consapevolezza affinchĆ© questa crei delle situazioni tali da superare ogni senso di colpa, di rabbia, che abbiamo in noi stessi, affrontare lo stress come una risorsa piuttosto che come una situazione di disagio, per un equilibrio interiore. Non sempre ĆØ attuabile, ci vuole molta costanza ed un continuo lavoro in noi stessi.

nunzia rita
nunzia rita
11 anni fa

Gentile dottore.mi ĆØ piaciuto quello che lei dice,ora come faccio a sbloccare certi pensieri ossessivi di confronto con gli altri, anche se sono consapevole che il mio dialogo interiore proviene da quello con mia madre che mi confrontava sempre con gli altri e mi faceva soffrire?

graziella
graziella
11 anni fa

gentile dottore, quello che ho appena letto ĆØ sicuramente un argomento di mio interesse. Ciò che Lei scrive lo provo su me, giĆ  da qualche tempo. E cerco di distrarmi e non pensare. Tuttavia vorrei tanto che mi spiegasse come poter iniziare a prendere coscienza delle mie emozioni negative e farle diventare positive. Anche perchĆØ non sono riuscita a capire cosa mi procura ansia;forse un po’ tutto, ĆØ un malessere generale. Se Lei può spiegarmi un modo per migliorare questo stato di cose … Un caro saluto e gli auguri di un felice Natale. Graziella A. Genova

giovanni
11 anni fa

… leggendo queste parole sembrerebbe che molto del nostro successo o insuccesso dipenda da noi, il che sarebbe una bella notizia alla fine, equivale a dire siamo più liberi di quanto crediamo, ma se ĆØ tutto cosƬ logico perchĆ© siamo cosƬ tanto dipendenti dal giudizio degli altri anche quando non lo facciamo per per avere un vantaggio..

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