Abbiamo ripetuto più volte come lāempatia sia la capacitĆ di avvicinarsi a quella che ĆØ la dimensione interiore dellāaltro. Bisogna stare attenti che questa vicinanza non si trasformi in fusionalitĆ , dimensione nella quale risulta poi impossibile riconoscere quelli che sono i propri confini e quelli che sono i confini dellāaltro. Mi torna in mente lāimmagine della falena che, attirata dalla luce del fuoco, deve mantenere una certa distanza dato che corre il rischio di bruciare. Credo sia, questāultima, unā immagine che parla molto di me. Talvolta credo che lāavvicinarsi troppo al lato emotivo di unāaltra persona, il condividerne istanze intime, possa essere eccessivamente attiguo e scattano meccanismi difensivi che riportano il contatto su un altro piano. Spesso questa via di fuga ĆØ rappresentata dallāuso dellāumorismo o della battuta. Tramite queste strategie posso āallontanarmiā e riportare la situazione ad un livello per me percepito come più gestibile. Si tratterebbe di capire, date le premesse, quali siano le vicinanze che più posso sentire come problematiche, ma questo discorso svierebbe dalla trattazione di questo argomento. Eā, comunque, necessario conoscere questo tipo di meccanismi difensivi perchĆ© questo ne rende più facile una loro diminuzione nel momento stesso in cui si presentano. Dobbiamo, dunque, avvicinarci agli schemi di riferimento cognitivi ed emotivi interni dellāaltro come se si fosse lāaltro, ma consapevoli dellāesistenza di questa condizione di ācome seā. Se questa condizione di ācome seā manca, allora non parliamo più di empatia, ma, come detto, di identificazione. Un altro aspetto che sembra necessario chiarire ĆØ quello per cui empatia non significhi prendere in considerazione quelle che sarebbero le nostre reazioni, i nostri pensieri e i nostri sentimenti nelle medesime condizioni in cui si trova chi sta raccontando. Piuttosto si tratta di partire da ciò che noi faremmo, penseremmo, proveremmo nella stessa situazione arrivando alla conoscenza e al riconoscimento di ciò che ci appartiene, di mettere questi aspetti tra parentesi cercando di percepire il punto di vista dellāaltro evitando di cadere nella trappola dei pre/post giudizi e interpretazioni.
Si tratta di due questioni di primissimo piano: da una parte si tratta di cercare di capire quali siano le nostre emozioni e i nostri vissuti per poterli mettere a disposizione dellāascolto dellāaltro ma nello stesso tempo arrivare a porre dei limiti tra la nostra esperienza e quella dellāaltro.
Credo che questa sovrapposizione possa essere uno dei maggiori problemi allāinterno dellāascolto empatico in un setting terapeutico. Mosso dalle migliori intenzioni, lāanalista può farsi carico delle emozioni dellāaltro assumendo su di se un ruolo salvifico che, se umanamente comprensibile, soprattutto nei casi più problematici o sofferti, può risultare di ostacolo se non dannoso per la terapia stessa. Eā chiaro dunque che va fatto un lavoro che chiamerei diindividuazione terapeutica.Ā Questo senza, però rinnegare la capacitĆ di ascolto. Credo sia un gioco di forze opposte che necessitano un punto di equilibrio. Credo che questo equilibrio sia legato ad un termine a me caro che ĆØ consapevolezza. La consapevolezza ĆØ la necessitĆ di avere presenti se stessi nella relazione, essere consapevoli della propria posizione, della propria convinzione di essere, comunque, altro rispetto allāaltro. In ultima analisi lāempatia, per quanto denoti vicinanza, deve presupporre comunque distinzione per evitare confusione.
Che ne pensate?
A presto…
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empatia: pensavo fosse un grande pregio per meā¦.a volte penso che sia unāarma a doppio taglio.
Sono assolutamente dāaccordo con Rosanna: una riflessione bella e interessante! Tra lāaltro ĆØ proprio quello che mi piace del blog: suggerire suggestioni, innaffiare pensieri, nutrire riflessioni. Insomma un invito: uscite sempre dal ādiscorso professionaleā o dal temaā¦
Bella e molto interessante la tua riflessione UmbertoScopaā¦identificare lāumanitĆ ? mmmm piuttosto uscirne per dimesioni a noi più consoni e meno limitanti non credi?
So che esco fuori dal discorso professionale del post perchĆØ non ho la preparazione per entrare nel merito, volevo solo annotare qui una memoria di lettura, cioĆØ che nel romanzo di P.Dick āAnche gli androidi sognano pecore elettricheā (da cui ĆØ stato tratto il film Blade runner) lāempatia aveva un ruolo centrale, cioĆØ era la prova decisiva per distinguere lāessere umano naturale da quello artificiale (il replicante per intenderci sarebbe per definizione incapace di provare empatia verso gli altri). In realtĆ nel romanzo si scopre che non ĆØ proprio cosƬ, ma non mi dilungo su questo. Mi limito a questo richiamo prchĆØ il romanzo (il film non credo) pone una questione interessante, se cioĆØ lāempatia sia una qualitĆ comune alla quale tutti gli esseri umani sono predisposti per natura (salvo poi la nostra capacitĆ di discostarci dalla natura nel bene e nel male) e se veramente possa identificare (forse un pò ottimisticamente) lāumanitĆ . Scusate le troppe parole e lāuscita dal tema.
Il ragionamento non fa una piega e sembra dettare in larga prospettiva le varie possibilitĆ che sussistono con conseguenziali rischi come una terapia a dosaggi mirati, ma ritengo che questo sia un campo dove se da un lato si possono presumere azioni e reazioni dallāaltro fanno parte di una sfera ancora a noi sconosciuta. Purtroppo non sappiamo ancora in realtĆ quali e quanti meccanismi consentono di farci immergere in luoghi e situazioni in forme diverse da quelle visivamente a tutti note,per cui trattasi sempre di teorie che seppur valide sono sempre carenti e insufficienti per una reale comprensione. Certo ĆØ che questo articolo mette in evidenza lāimportanza della consapevolezza, indispensabile per ogni rapporto affinchĆØ non ci siano difficoltĆ di comprensione sia individuale che dāinsiemeā¦Eā pur vero che noi siamo ricchi, di potenziali risorse insospettabili e ancora da scoprire, essere attenti a certi meccanismi con spirito davvero libero anche da teorie acquisite, ĆØ lāauspicio per una ricerca che ci conduca verso la realizzazione di noi stessi e attraverso questa, relazionarsi in condizioni di reale interazioneā¦grazieā¦articolo interessante;)