Naturalmente quello di cui sto parlando ĆØ un fenomeno particolarmente appariscente durante l’adolescenza, ma che inĀ realtĆ interessa fasce diĀ etĆ sempre più ampie, spingendosi ben sopra la soglia dell’adolescenza. Non ĆØĀ infrequente venire a conoscenza di cinquantenni/sessantenni affetti dalla stessa smania digitale, persone per le quali il confine tra giorno e notte si ĆØ andato sempre più assottigliando in un presente continuo fatto di avvisi, notifiche e status. E noi stessi, se non siamo tra gli insonni, contribuiamo a questa continua massa di vampiri digitali, spedendo messaggi per i quali aspettiamo una rapida risposta, chiamando qualcunoĀ pensando che non possa non rispondere, dando per scontato che l’altro sia li, immobile, disponibile e pronto a soddisfare qualunque nostro desiderio di contatto. Virtuale, si intende, che gli altri poi sono complicati.
Il risultato di tutto questo ĆØ che non si procrastina più ciò che potremmo fare dopo. Devo rispondere ad una mail? lo faccio subito, cosƬ non ci penso. ‘Fammi vedere chi ha messo mi piace/ha commentato quello che ho pubblicato oggi’. Ormai ĆØĀ pressochĆ© impossibile separarsi dalĀ proprio telefono, soddisfa mille desideri e lo fa istantaneamente. In cambio in fondo chiede poco, solo di essere ricaricato. Il costo che non riusciamo a cogliere ĆØ l’invadenza continua di campo nel nostro spazio, nel nostro tempo, nella nostra attenzione. Invadenza che ci portiamo sempre appresso e che, quando finalmente sentiamo di non dovere più correre,Ā generalmente la notte, ci attira ancora e forse più inesorabilmente.
La soluzione? Non credo che ne esista una univoca. Il primo passo sarebbe quello di pensare ad una educazione digitale, fin da piccoli. Internet non ĆØ un grande gioco con poche o nessuna conseguenza sulla nostra vita reale. Fa parte di essa e, come tale, ĆØ necessario che venga insegnato ad usarlo. Non penseremmo mai di lasciare un bambino solo per ore con un coltello in mano mentre non ci poniamo gli stessi interrogativi nel lasciarlo per ore con un iPad.Ā CosƬ come abbiamo investito (tempo, attenzione, cura, ecc ) per insegnargli ad utilizzare un coltello, sarebbe auspicabile facessimo per la realtĆ virtuale. Non lasciarli soli fin da piccoli di fronte a questi strumenti equivale a prendersi cura di come siĀ relazionerannoĀ da adulti con quello strumento, vuol dire dedicare loro l’attenzioneĀ perché apprendano come muoversi. CosƬ, come abbiamo fatto insegnando loro come usare un coltello: non glielo abbiamo lasciato in mano lamentandoci, in seguito, se si fossero feriti.
Altro accorgimento potrebbe essereĀ semplice da dire e molto impegnativo da fare: ricavare spazi salvi durante la giornata, momenti nei quali consapevolmente rinunciamo ad avere accanto e ad utilizzare il telefono, momenti da realizzareĀ soprattutto all’avvicinarsi della notte, neiĀ quali questi strumenti andrebbero zittiti e messi via. PerĀ assicurarci laĀ possibilitĆ di staccare la spina (da loro) ed, eventualmente, dedicarci anche ad altro. Volete capire se siete affetti da questa malattia anche non facendo le 4 di mattina ogni notte? Domani mattina, quando aprite gli occhi, fate caso se la prima cosa che vi viene in mente di fare ĆØ quella diĀ accendere il telefono e controllare le notifiche. Accendere: sempre che lo spegniate di notte (non sia mai che qualcuno ci cerchi!). Se laĀ risposta ĆØ affermativa non credoĀ abbiateĀ bisogno delĀ certificato di unĀ professionista! Sarebbe poi interessante capire dove queste dipendenze traggano nutrimento in tutti noi. Ma questo sarebbe decisamente un altro, lungo, discorso. E non vorrei faceste tardi leggendo questo post!
Che ne pensate?
A presto…
Sul tema puoi leggere anche:
BAMBINI E INTERNET: CHE FARE (1)Ā
BAMBINI E INTERNET: CHE FARE (2)
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