La riflessione che condivido oggi ĆØ nata da una osservazione che si può fare immediatamente e personalmente: provate a lasciare a casa il telefono e ditemi come vi siete sentiti tutto il giorno senza questo oggetto. Prima di arrivare alle conclusioni permettetemi una breveĀ digressioneĀ sociologica.Ā La premessa parte dal fatto che fino a non molto tempo fa, inizio del secolo scorso tanto per dare delleĀ coordinateĀ temporali, il mondo era molto diverso da come lo consideriamo ‘normale’ oggi. Dovremmo anche tenere a mente che le persone vivevano all’interno di comunitĆ che erano in qualche misura autonome rispetto a come le conosciamo adesso. Le persone, con poche eccezioni, nascevano e morivano nello stesso luogo e di solito la comunitĆ era in grado di sostentarsi autonomamente. Anche le persone riflettevano questa autonomia. Molti erano in grado di costruire, fare o procacciarsi ciò che serviva per vivere. Se anche non si era in grado di fare tutto, al’interno della comunitĆ Ā esistevaĀ qualcuno che poteva farlo per teĀ rendendo la comunitĆ di fatto indipendente. Anche le persone sviluppavano un senso di indipendenza potendo contare sulleĀ proprieĀ risorse piuttosto che su un infinitĆ . Col cambiamento che coinvolse tutto il mondo occidentale, le cose cambiarono notevolmente. Si iniziò, con le varie rivoluzioni industriali, a diversificare funzioni e ruoli sopratutto dal punto di vista lavorativo e iniziò quella specializzazione del mondo del lavoro i cui frutti vediamo anche adesso.Ā Abbiamo, infatti molti lavori che sono di assoluta specialitĆ (anche il mio lo ĆØ!) e che prevedono delle figure formate ad hoc perĀ svolgereĀ determinate funzioni.Ā Ovviamente, più una persona si specializza in un determinato settore, più diventa difficile che sappia fare delle cose che non ha appreso in quel determinato ambito. Questo fa si, necessariamente che quella persona dipenda da altre persone per soddisfare altri bisogni. Non si saprĆ costruire una casa (e ne dovrĆ comprare una da chi la costruisce per lui!), non si saprĆ procacciare il cibo (e lo dovrĆ reperire da che si occupa di allevarlo/coltivarlo per lui, glielo porti a casa e cosƬ via!) ecc. Quale sono le conseguenze di questo processo? Quella forse più evidente ĆØ la totale interdipendenza l’uno dall’altro, l’impossibilitĆ che ognuno di noi possa sentirsi in grado di pensare autonomamente la propria vita.
E veniamo al punto. O meglio torniamo all’inizio. Questa continua interdipendenza ha figliato, e non poteva essere altrimenti, anche nella nostra psiche, andando ad intaccare il senso della nostra capacitĆ di non dipendere dagli altri. Mi spiego meglio. Quando entriamo nel versante emotivo questo sentimento di dipendenza diventa sempre più costoso e pesante da reggere.Ā Se prima si aveva a che fare col semplice nucleo familiare o con la comunitĆ nella quale si viveva, ora, con i mezzi tecnologici a nostra disposizione, questo senso di dipendenza ĆØ legato a centinaia (se non migliaia) di persone con le quali interagiamo in maniera virtuale ma le cui conseguenze possono ben essere annoverate come reali. E un’altra conseguenza della quale dovremmoĀ necessariamenteĀ tenereĀ conto riguarda il possibile senso di esclusione che una persona può provare nel non sentirsi ricompresa o accettata all’interno di queste comunitĆ virtuali più ampie. Il costo di questo continuo legame virtuale ĆØ molto pesante da sopportare. Ormai non prendiamo neanche più in considerazione l’ipotesi di non poter essere rintracciati in qualunque posto o a qualunque ora. Siamo formalmente legati a chi ci cerca con qualunque mezzo lo faccia. Attenzione, non sto demonizzando il mezzo del quale, d’altronde, anche io mi servo in abbondanza. Vorrei soltanto riflettere su quanto la nostra percezione di autonomia emotiva sia sempre più fragile nel momento in cui non sentiamo di poterci connettere con tutti gli altri. Che fine ha fatto la nostra indipendenza emotiva? Che fine ha fatto la capacitĆ di percepirci autonomi? Appena ci succede qualcosa il primo impulso ĆØ quello di condividerlo. Non una brutta ragione, sicuramente, ma quanto siamo capaci ormai di godere di una cosa per noi stessi?Ā
Tornando all’inizio, so che alcuni di voi considerano del tutto improponibile l’esperimento di lasciare il telefono a casa. Se mi succede qualcosa come faccio? Se mi cerca qualcuno quando mi trova? Quali risorse in più avevamo quando questi mezzi non erano cosƬ presenti nelle nostre vite? Non sto pensando di tornare indietro quanto di guardare con attenzione ciò che facciamo controllando in continuazione il telefono. Forse non avremo gli ultimi aggiornamenti di Facebook. In compenso magari saremo in grado di gestire una giornata senza telefono, con noi stessi.
Sentendoci emotivamente più liberi?
Che ne pensate?
A presto…
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quanto hai ragioneā¦ĆØ vero il mondo sta cambiando e ci trascina in queste dipendenze emotive che sono importanti perchĆØ ognuno sia davvero adulto, ma ĆØ cosƬ difficile essere sempre vigili e attenti a saper bilanciare tuttoā¦anche questo mi fa sentireā¦. macchina, sembra inevitabile cadere sempre in qualcosa che non ĆØ mai sano, giustoā¦.la libertĆ ā¦una parola cosƬ difficile coi nostri tempi! Implica soprattutto coraggio e di questi tempi ce nāĆØ poco, ma aldilĆ dellāindipendenza emotiva di cui si parla nellāarticolo credo che lāegoismo stia prevaricando su tutto, un egoismo forse malato che ci fa credere dipendenti da qualcuno o qualcosa mentre in realtĆ si dipende davuoti, da idee, da fantasmi del passato o del presente che trovano modo di adattarsi a questo falso progresso. Grazie come sempre per questi articoli cosƬ importanti per le nostre riflessioni di vita