Un vaccino per leoni

vaccini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono un genitore che ha scelto consapevolmente di non vaccinare i propri figli. La libertĆ  di scelta per la salute ĆØ un diritto democratico irrinunciabile. Chiedo pertanto all’Azienda Sanitaria, all’assessore alla salute, dottoressa Donata Borgonovo Re, al presidente Ugo Rossi e a tutto il consiglio provinciale di rispettare il diritto alla tutela della salute e di non demonizzare coloro che hanno fatto questa scelta consapevolmente, assumendosi le proprie responsabilitĆ . Non voglio entrare in polemica su quanto viene scritto in questi giorni a riguardo, ma penso che, se ĆØ vero che stanno tornando alcune malattie, non sia per il mancato vaccino dei bambini, ma forse per altre cause, una delle quali, forse potrebbe essere l’incontrollata flusso di migranti, i quali non credo siano stati tutti accuratamente sottoposti ad una profilassi per le vaccinazioni.

Andrea Leoni

Questa lettera ĆØ comparsa qualche giorno fa in un giornale locale di Trento. La lettera ĆØ ben scritta, non apertamente offensiva, con tanti forse. Eppure sento il retrogusto amaro, un disgusto poco classificabile, ed ĆØ lo stesso sottile disagio che provo ogni volta che le persone utilizzano la frase ‘io non sono razzista/omofobo/intollerante, però…’ Però. Quattro lettere e un accento non dovrebbero essere cosƬ disturbanti mi dico. In questa lettera, la neanche tanto velata punta di intolleranza compare nel momento in cui si attribuisce agli immigrati la recrudescenza di alcune malattie ricomparse in Italia. Parla di responsabilitĆ , di scelte, ma paradossalmente non se ne assume nessuna scaricando, sempre con tanti forse,Ā alcune patologie ad una categoria che, da sempre, ma oggi più che mai, paga per i nostri mali sociali.

Fatemi fare un inciso: esiste da tempo un ragionamento circa l’opportunitĆ  o meno di far vaccinare i propri figli. Molti genitori, stante la possibilitĆ  che i vaccini non garantiscano un’affidabilitĆ  del 100%, rifiutano di far vaccinare i propri figli. Questa scelta sta portando alla ricomparsa di malattie considerate ormai debellate. A Giugno di quest’anno, in Spagna, comparve la notizia che un bambino era stato ricoverato in ospedale per difterite. Era dal 1987 che in Spagna non si avevano ricoveri per questa malattia. Comprendo le paure legate alla salute dei propri figli, e capisco che l’obiettivo di unĀ genitoreĀ dovrebbe essere quello di fare il meglio per la salute del proprio bambino. Temo, però, che il dibattito sui vaccini, come purtroppo accade per molti altri temi, si stia spostando sempre più dal terreno della considerazione razionale dei dati al terreno, molto più scivoloso e insidioso, delle credenze, dei ‘sentito dire’, delle fazioni, degli studi senza nessuna conferma che, forti della paura che inducono in molti, propinano dei rimedi che sono spesso peggiori del male da curare. E temo che la paura e il timore non siano abili consiglieri, in questo come in nessun caso. (Vi consiglio, in merito alla paura che diventaĀ ossessione per i figli,Ā  il bellissimo film Hungry Hearts).

Premesso questo, ma tornando al tema, la lettera ĆØ l’emblema dellaĀ discriminazioneĀ elegante, il sunto del ‘si, però’, di tutti coloro che ‘non guardate me, guardate che le cause del vostro male stanno da un’altra parte’, nel continuo rimbalzo del ‘io faccio le mie scelte, non osate criticarle, e non guardate me se quelle scelte hanno conseguenze anche per voi’. La lettera parla di consapevolezza e responsabilitĆ , non avendone e non volendone assumere nessuna. Non sono i nostri bambini a diffondere malattie, saranno quelli arrivati da chissĆ  dove, nati e cresciuti in chissĆ  quali condizioni, che vengono qua a renderci le cose ancora più difficiliĀ (sembrano gli untori di manzoniana memoria). Come si può pensare poi che un bambino nato e cresciuto in un paese sanitariamente stabile come il nostro, possa portare malattie?Ā 

Vorrei che si informasse il signor Leoni che, per quanto ben vestito e circondato di comodità, senza nessun trasbordo su un gommone con altre centinaia di persone, pregando che la barca non si rovesci, anche un bambino nato in Italia può non solo contrarre ma anche diffondere queste malattie.

Vorrei ricordare al signor Leoni che i virus e i batteri, ben più evoluti di noi da questo punto di vista, non fanno distinzione tra residenti e immigrati, non chiedono la carta d’identitĆ  prima di infettare qualcuno e non si informano sulle condizioni sanitarie del paese nel quale l’ammalato si trova.

VorreiĀ precisare al signor Leoni che si, ha ragione, le condizioni sanitarie attraverso le quali si muovono questeĀ persone sono disastrose, ma contrapporre la NOSTRA salute con la LORO salute, non aumenterĆ  laĀ probabilitĆ  di affrontare al meglio il problema.

Vorrei chiarire al signor Leoni che queste persone fuggono da paesi in guerra, o da paesi in condizioni disastrose, dove non solo spesso non esiste una sanitĆ , ma neanche un diritto alla vita.Ā 

Vorrei dire al signor Leoni che ĆØ del tutto pretestuoso accampare delleĀ libertĆ  per i propri figli, stabilendo che (forse) non possano fungere da vettori di contagio per altre persone, decretando indirettamente un diritto alla salute da preservare solo in alcuniĀ casiĀ (i nostri) nei confronti di tutti gli altri.Ā 

Vorrei anche ribadire al signor Leoni che lui non si assume la piena responsabilitĆ : lui si assume, come tutti i genitori, il rischio di fare delle scelte nei confronti dei figli. Come lui, altriĀ genitori, che non possonoĀ assumersi nessuna responsabilitĆ  ma solo rischi pesantissimi perchĆ© non esistono alternative, ‘decidono’ diĀ imbarcarsi verso viaggi terribili, che spesso terminano con morti orribili, con i propri figli. E vorrei che tenesseĀ presenteĀ che questi genitori a volte si assumono la terribile responsabilitĆ  di far partire i loro figli da soli pur di non farli crescere nelle stesse condizioni in cui sonoĀ cresciutiĀ loro.

Ecco io vorrei dire al signor Leoni tutte queste cose. E mi scuserĆ  se utilizzo il suo esempio per parlare con i tanti leoni da tastiera che sempre con più difficoltĆ Ā tengono a bada la loro intolleranza, a tutti questi leoni senza coraggio che hanno deciso di puntare il dito contro qualcuno, ostinandosi a chiudere gli occhi, le orecchie e il cuore di fronte al dramma che stiamo vivendo inĀ diretta tutti i giorni. Lo vorrei dire a tutte quelle persone nel cuore delle quali urla sempre più forte l’egoismo per la paura della presunta perdita di pochi, piccoli privilegi e che si sentono minacciati da un massa di persone sempre più disperata e affamata.

Vorrei dirlo anche ai leoni peggiori, quelli mascherati da agnelli tolleranti e comprensivi, quelli che ‘io non sono razzista, però’, con il suo corrispettivo 2.0 ‘io farei una distinzione tra immigrati e profughi’, quelli che inneggiano alle sparate becere e populiste del politico di turno che, cavalcando le paure e le angosce di tutti noi, indicano l’immigrazione come la fonte di tutti i mali.Ā 

Prevengo giĆ  le critiche che mi sono state rivolte decine di volte. Non voglio fare il buonista, immagino che l’accoglienza e la gestione di questi flussi sia cosa complicata.Ā A differenza delle sempre più facili ricette sentite, Ā non so che cosa ci sia da fare, non ho quelle facili soluzioni care ai leoni spaventati. So solo che respingerli in massa o rimpatriarli nei loro paesi di origine, non farli sbarcare, lasciarli in mare, non mi sembrano grandi soluzioni. Come non mi sembra una grande soluzione accusarli, forse, della ricomparsa di alcune malattie (vedi la temibilissima scabbia). Sono sicuro che anche se gli dessimo fuoco, come tanti pietosi leoni propongono, nascerebbero dei comitati di protesta cheĀ urlerebbero a squarciagola ‘benzina agli italiani’.

Cari leoni,Ā anzichĆ© puntare la zampa sull’altro, provate ad assumervi sul serio la vostra responsabilitĆ , e a rivolgere quel dito verso di voi: magari riuscirete a scoprire cosa viĀ spaventa, cosa vi atterrisce e terrorizza. E non sarete costretti a fare branco per sentirvi più forti e spalleggiati. E ricordate che il leone più aggressivo ĆØ quello che ha più paura.Ā Scrivere su Facebook ‘diamogli fuoco’ o gioire per un naufragio non vi rende simpatici: svela quanto terrore abbiate. E la paura ĆØ direttamenteĀ proporzionale alle idiozieĀ che pubblicate e condividete. Comprendo non sia facile, ma urlare dietro alle ‘colpe’ dell’altro vi porterĆ  sempre più lontano da voi stessi.

Questo è quello che volevo scrivere ai tanti leoni da tastiera che ho la fortuna di incontrare. Tutti gli altri mi scuseranno ma sentivo il bisogno di rimarcare alcune cose e condividere alcuni pensieri che da tempo, e con sempre più insistenza, agitano il mio cuore, sconvolto di fronte ad immagini sempre più abominevoli. 

Ā 

A presto…

Fabrizio Boninu

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nunzia
nunzia
10 anni fa

Grazie dottore , ho apprezzato tanto quello che ha scritto, lei ha detto cose che dovremmo aver capito e avere il coraggio di dire più apertamente tutti noi.
Credo che ci adagiamo sulle paure e sulle teorie più semplici perchè la responsabilità fa tanta paura.

graziella
graziella
10 anni fa

Grazie, dottor Boninu. Lei mi ha ricordato che anche noi siamo imbarcati nei gommoni della disperazione; ma non lo vediamo… un po’ lo percepiamo. Io non so nuotare… ma spero di saper dare aiuto e conforto, se si renderĆ  necessario, salvando me stessa … dalla mia vigliaccheria. Cordiali saluti

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